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Nello scavo della "casa del Nostromo" all'interno del Castello di Santa Severa, é emersa una struttura circolare con diametro di  circa 2,35 mt e pareti di 40/45 cm realizzate con frammenti di laterizi legati con terra argillosa. Anche il fondo é costituito con analogo materiale integrato da  due lastre rettangolari di pietra arenaria.

L'analisi dei resti ha consentito di riconoscere che la struttura  fu utilizzata come focolare in quanto il grado di arrossamento del suo interno é attribuibile a temperature non superiori a 500-550 gradi. Ovvero ad un fuoco modesto, ma continuo tipico del bruciare di grossi ceppi. La qualcosa induce a ritenere  che la struttura sia  stata utilizzata per tostare granaglie destinate ad essere conservate in silos a pozzo o dolia di argilla (In tempi più recenti per tale operazione sono utilizzati getti di aria calda).

Con granaglie così trattate e cotte insieme a legumi quali fave, piselli e ceci,  si otteneva una "polenta/puls" che fu poi sostituita con mais quando esso si rese disponibile.

Il processo di tostatura, a una temperatura non superiore ai 150°, trasforma l'amido in zuccheri solubili facilmente assimitabili, mentre a temperature più alte diviene difficoltoso  ottenere quel tipo di polenta a causa dell'eccessivo addensamento degli ingredienti in fase di cottura.

Per procedere alla tostatura al di sopra del focolare  veniva posta una grande padella di rame o ferro ( o presumibilmente una costruzione in muratura  tipo pavimento termale) nella  quale venivano poste le granaglie che opportunamente  rimescolate acquisivano un colore dorato.

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(Sintesi dell'articolo di Giuseppe Pulitani presente

nel Volume "Santa Severa. Tra leggenda e realtà storica" edito dal GATC)

13 luglio 2018