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Interesanti notizie sito delle Aquae Caeretanae  ci  provengono dal medico scrittore  Celio Aureliano (V sec.d.C.) sostenitore dell’idroterapia, il quale dichiarò che si trattava “delle acque termali  più calde d’Italia”. In precedenza lo storico e geografo greco Strabone (60 a.C.-21 d.C) nel suo De Geographia aveva scritto che “erano talmente famose da essere più popolate della stessa Caere” . Su queste acque  vi è anche da ricordare l’annotazione di Tito Livio (59 a.C.17 d.C.)  sulla sua monumentale storia Ab Urbe Condida “nell’anno 535 (a.C.) tra i vari prodigi ci fu quello delle  aquae caerite miste a sangue”.

Dopo Aureliano del sito non si hanno altre notizie sino al 1986 allorché a seguito di una profonda aratura di un campo della località  Pian della Carlotta prossima al caratteristico Borgo del Sasso (Cerveteri)  emersero  notevoli frammenti di cocci e tasselli di mosaico che indussero la Soprintendenza del Territorio dell’epoca, retta dall’archeologa Rita Cosentino, ad avviare una approfondita esplorazione della zona.

Fu così che a 5 metri di profondità dal piano di campagna emersero i resti di due grandi vasche che indicavano senza ombra di dubbio la  presenza dei resti di una stazione termale d’epoca romana. Il ritrovamento di una colonnina con l’iscrizione “a Giove e alle fonti delle acque ceretane” ed altri reperti d’epoca romana  confermò tale presenza di cui si era persa memoria da molti secoli. Il ritrovamento di tracce lignee bruciate e di vari detriti alluvionali fece poi ipotizzare che il complesso termale fosse stato devastato da una qualche incursione e successivamente  sepolto dal fango dell’esondazione di un vicino torrentello provocata da ingenti piogge.  

Dopo questi importanti ritrovamenti la cronica mancanza di fondi ha impedito di  proseguire con ulteriori campagne di scavo arco logico  non prima di aver provveduto  a mettere al riparo quanto venuto alla luce con provvisorie tettoie di lamiera e tubi in ferro. Rimandando a tempi migliori la ripresa dei lavori.

Quel tempo è arrivato nel 2016  quando  il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite (GATC)  ha ottenuto dalla Soprintendenza  il permesso di  avviare una campagna di ripulitura del Sito con propri volontari. Un lavoro non facile considerato che nel frattempo la natura si è rimpossessata  del luogo coprendo ogni struttura riportata a suo tempo alla luce con macchioni di essenze varie che tutto hanno nascosto e talora anche interrato.

Un lavoro improbo che comunque i volontari del Gatc guidati dal generoso Gianfranco Pasanisi stanno conducendo con ottimi risultati al fine di rendere visitabile al pubblico quella parte delle antiche terme.           

 Pierluigi Saladini

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Per ulteriori informazioni leggasi l’Articolo pubblicato il 10 luglio 2019 su “La Voce”  dal Socio Arnaldo Gioacchini