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CONFERENZA del 13 settembre 2019

Recenti scavi a Vulci: le cento tombe di Poggetto Mencarelli

 Relatore: Carlo Dott. Casi

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Emotivamente molto “sentita” l’esposizione del Dott..Casi  che a premessa del suo intervento ha elencato  le tante razzie di ogni genere subite dall’antica e importante  città etrusca di Vulci nel corso dei secoli.

Un sito, ha precisato il Relatore, eccezionalmente interessante sotto l’aspetto storico-urbanistico e archeologico in quanto dopo il suo abbandono è stato  risparmiato dalla sovrapposizione di altre edificazioni  che ne avrebbero alterato e reso difficilmente leggibile  la sua originaria struttura urbanistica d’epoca etrusca. Razzie che fin dall’epoca romana sino ai nostri giorni hanno violato le sue estese  necropoli alla ricerca esclusiva di oggetti preziosi e di ogni altro tipo, purché di valore commerciabile. Tanto che si valuta che almeno il 70 % delle ceramiche presenti nei Musei d’Europa e del mondo proviene legalmente o illegalmente, ancora oggi,  dall’antica  Vulci.

Le razzie “ufficiali” nei siti archeologici dell’Etruria e del Lazio sono iniziate nel 1700 sull’onda del nascente apprezzamento degli oggetti  che provenivano dal mondo antico ed in particolare dalle necropoli. Da allora la violazione delle sepolture etrusche per reperire i preziosi corredi funebri  divenne una professione molto redditizia,  ma assolutamente riprovevole per lo studio di quelle civiltà  in quanto “decontestualizzante” degli  oggetti asportati.   .

Il Relatore ha citato alcuni dei personaggi più noti che a partire dai primi decenni del 1800 si dedicarono a questa attività di scavo: la famiglia Campanari a Tuscania che addirittura aprì una esposizione a Londra, i nobili Torlonia, i Guglielmi  che possedevano estese proprietà nell’intorno di Vulci,  Luciano Bonaparte, principe di Canino che, invitato ad una cerimonia in Vaticano, si fece accompagnare dalla   moglie Alexandrin adorna di una quantità esagerata di monili d’oro provenienti dalle necropoli di Vulci e da altri siti. 

Taluni studiosi - ha sottolineato il Dott.Casi -  considerano questi personaggi  come benemeriti dell’Archeologia mentre in realtà andrebbero definiti “razziatori” di beni (1).

Ad esempio degli “scempi” operati “dai benemeriti” anche in epoca moderna  il Relatore ha citato e documentato con un breve filmato il grandioso tumulo detto della “Cuccumella(498 mt di circonferenza) che fu letteralmente sventrato in tanti cunicoli (da farne un labirinto) nell’intento di  ricercare inesistenti camere sepolcrali oltre le due esistenti ed esplorate (2). Ed ancora la  tomba Francois famosa per le sue pitture murali che furono smontate dalla originale sede  e rimontate nella dimora dei Torlonia. Operazione definita dal Relatore “l’elemento più rappresentativo  delle razzie dei Torlonia”.

 Dopo questa lunga  e “addolorata” premessa il Dott. Casi  ha descritto con l’ausilio della proiezione di immagini,  i contenuti  di alcune delle tombe fortunatamente  ritrovate inviolate  o quasi,  soffermandosi sul fatto che le sculture  di animali fantastici poste nell’interno rappresentavano “il popolo dell’aldilà che faceva compagnia  a coloro che andavano nell’aldilà” senza alcun  intento di terrorizzare il defunto.

Altra interessante tomba risalente all’VIII sec.a,.C. è quella delle cosiddette “lamine di metallo” con le quali si realizzavano piccole statuine del defunto nel tentativo di tramandarne il fisico  sottoposto ad incinerazione. Nella particolare tomba si è salvata dalla spoliazione una sola mano della statuetta.

Continuando nella sua interessante esposizione Il Dott. Casi ha descritto gli scavi in corso nel Poggio Mengarelli  che ospita oltre 99 tombe, alcune delle quali hanno restituito interessanti  corredi intatti.

 In particolare una di queste tombe trovate  inviolate  sarà aperta a breve alla presenza di una squadra  di Rai 3 che documenterà le varie fasi dell’evento.

Un vivo apprezzamento al Dott. Carlo Casi  per l’evidente passione con la quale svolge il suo interessante lavoro..

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  • (1) “Tra le persone che scavando e smerciando oggetti etruschi si occuparono negli scorsi anni, non v’è nome  più lodato e meritevole di quello dei sigg., Campanari, principali institutori e direttori degli scavi vulcenti” Tratto da “Città e Necropoli dell’Etruria” di George Dennis e E.C. Hamilton-Gray.  A cura di Giovanni Colonna 
  • (2) Oggi gemellato con la Tomba di Alessandro Magno ad Anfiboli (Macedonia) .

Pierluigi Saladini

Settembre 2019