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CONFERENZA del  30 agosto 2019

La storia degli etruschi attraverso i loro volti: sguardi profondi e profili delicati

Relatrice: Francesca Dott.ssa Ceci

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Interessante conferenza sia per la particolarità del tema svolto sia per il modo brillante con il quale è stata esposta dalla Dott.ssa Ceci. La particolarità è dovuta al  fatto che attraverso l’esame delle tipologie di sepolture adottate dal popolo etrusco  nel corso dei secoli si è ipotizzato l’aspetto degli individui che lo componevano e il loro modo di vivere. E soprattutto si sono smentiti i malevoli giudizi dei Greci per le donne etrusche il cui comportamento in pubblico era ritenuto scandaloso per l’eccessiva autonomia di cui godevano rispetto alle loro donne relegate nel gineceo.

In realtà, ha sottolineato la Relatrice, dall’attento esame delle loro sepolture è emerso  un popolo “particolarmente bello nell’aspetto e amante di cose belle ravvivate da colori brillanti”, i cui comportamenti privati erano criticati esclusivamente per interessi  economici e politici. Commentando una lunga serie di immagini iconografiche la Relatrice ha ripercorso la storia del popolo etrusco dalla sua origine alla conquista romana e posto in luce il mutare di stili, mode e concezioni religiose, oltre che cogliere le manifestazioni di affetto tra coniugi celebrate e commemorate in numerosi sarcofagi e urne cinerarie.  L’inizio di questo lungo percorso è iniziato dal periodo villanoviano durante il quale, vigendo  la pratica dell’incinerazione dei defunti (di certo riservata ai personaggi più eminenti considerato l’elevato costo di questa pratica, ha evidenziato la Relatrice), le ceneri e le ossa non combuste venivano avvolte in un panno e riposte in un’anfora biconica, olla o comune anfora,  chiusa da una ciotola/scodella nel caso di una donna  e da un elmo nel caso di  un uomo al fine di tramandarne l’identità. Più avanti al vaso biconico fu applicata una figura umana stilizzata, il tutto chiamato “canopo”,  talora collocato su una specie di trono o sedia  per dare dignità al defunto. In molti casi le teste del canopo  erano modellate in forme che richiamavano i lineamenti del defunto impreziosite da orecchini e grandi occhi.

Nei casi più realistici lla base del canopo erano aggiunte piccole figure di “prefiche” o di famigliari piangenti ai quali si affidava la protezione dei famigliari viventi.

Per invocare tale protezione – ha precisato la Relatrice -- nella grande fattoria di Murlo (ubicata nel territorio tra Grosseto e Siena ancora in corso di scavo) ai bordi del tetto erano collocate una serie di  statuine in funzione apotropaica che forse  facevano riferimento agli avi defunti. In particolare una di queste figure  indossa un cappello a falde larghe (forse un antenato) tipo sombrero.  

 Da notare che per conseguire lo stesso fine i greci preferivano la rappresentazione di figure ideali, mentre nel mondo romano a prevalere furono il ritratto e la maschera funebre. Per quanto attiene  l’aspetto delle donne e degli uomini etruschi e il loro modo di vestirsi e curare l’aspetto personale  (moda della barba e dei capelli) si è attinto a piene mani dalle cosiddette Lastre Boccanera  (dal nome dei fratelli che nel 1874 le individuarono nella necropoli della Banditaccia di Cerveteri) riferibili al 560/550 a.C. e dalle immagini dipinte nelle famose tombe di Tarquinia . Le prime infatti costituiscono  una eccezionale  testimonianza dell’arte pittorica etrusca per l’inusuale ricorso alla mitologia greca e soprattutto in quanto non si tratta delle abituali pitture murali, ma di dipinti su supporti di terracotta (cinque per la precisione). Su due di questi sono raffigurate delle sfingi, custodi della tomba e simbolo della morte. Le altre (attualmente esposte al British Museum)  si riferiscono al cosiddetto  “giudizio di Paride” che per aver riconosciuto l’eccezionale bellezza della dea Afrodite in competizione con altre dee ebbe in dono Elena, la donna più bella del mondo,  moglie di Menelao, che fu al centro degli eventi che scatenarono la Guerra di Troia.

Commentando alcune delle più note raffigurazioni tombali la Dott.ssa Ceci  ha poi evidenziato gli indizi più caratterizzanti  della  società etrusca gentilizia e del suo evolversi. In primo luogo  il gusto per il lusso ed il piacere dello stare insieme che trapela dai loro suntuosi banchetti  che tanto erano criticati dai greci per la menzionata apparente liberalità con la quale partecipavano le mogli (Tomba dei Leopardi di Tarquinia).

Liberalità smentita dall’affetto  con la quale  Velia Seitithi nel corso di un banchetto offre al marito un uovo, simbolo dell’immortalità (tomba degli scudi di Tarquinia) e dalla tenerezza con la quale Larth  Tetnies  abbraccia sua moglie (sarcofago del IV sec.a.C.) ed ancora dall’espressione velata di tristezza  con la quale una coppia di anziani si guarda avvertendo forse prossimo il trapasso dalla vita alla morte  sec.a.C.).

 Nel IV sec . di certo per la crescente percezione dell’approssimarsi della minaccia romana la rappresentazione del mondo dell’aldilà, sino a quel momento ipotizzata come la prosecuzione della vita, assume connotazioni fosche e paurose. Alle gioiose scene dei conviti si sostituiscono  scene dell'Aldilà  che richiamano i miti greci, anche se con caratterizzazioni etrusche (tomba dell’Orco) di demoni come Tuchulcha, Vanth e il re degli Inferi (Aita) coperto da una pelle di lupo nel contesto di una atmosfera lucubre appena  stemperata dal bel ritratto della nobile Velia Velcha.

Ancora un vivo ringraziamento alla Dott.ssa Francesca Ceci per la sua interessante e piacevole esposizione.

Pierluigi Saladini

La tomba dell'Orco

Il sarcofago degli sposi

Velia Velcha        Sarcofago degli anziani