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CONFERENZA del 16 agosto 2019

“Le Aquae  Caeretanae  e la romanizzazione dell’antico Ager Caeretanus”

Relatore: Flavio Dott. Enei

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Avviando la sua conversazione il Dott. Enei ha proiettato la carta archeologica generale dell'antico territorio Cerite, realizzata a partire dal  1999 con il determinate apporto dei volontari del GATC e suo personale nell’ambito del Progetto Ager Caeretanus (1).

Nei 100 kmq sinora esplorati a tappeto (sui 400 previsti) sono stati individuati ben 920 siti riferibili alle epoche  preistorica, etrusca, romana repubblicana e romana imperiale.

Tra questi l’importante sito della città di Caere la cui fondazione è fatta risalire al periodo villanoviano nel corso del quale i piccoli agglomerati urbani decisero, per ragioni di sicurezza e opportunità economiche, di riunirsi in una sola unità statale (fenomeno del sinecismo).

Con il tempo  la città divenne una delle più importanti della confederazione etrusca, tanto da contribuire con la sua flotta, unitamente a quella Cartaginese,  alla vittoria del Mar Sardo (Corsica), 531 a.C.,  che arrestò la marcia greca verso il nord della penisola. La città mantenne  anche per molto tempo buoni rapporti di buon vicinato  con Roma (originariamente a prevalenza etrusca) della quale, ha sottolineato il Relatore, all’epoca dell’invasione dei Galli Senoni di Brenno  (390 a.C.) accolse  le Vestali e gli arredi sacri  che “un tal Lucio Albinio” riuscì a mettere in salvo. Da non dimenticare poi che Caere restituì  a Roma parte del bottino che le sue milizie erano riuscite a sottrarre ai Galli in ritirata.

La disposizione sulla pianta dei Siti archeologici riferibili al periodo VII-VI  a.C. dimostrano che  tutto l’intorno di Caere era colonizzato da piccoli borghi  e fattorie con relative necropoli che in gran parte scomparvero o furono sostituite  da analoghe strutture romane quando nel 273 Roma, dimentica dei favori un tempo ricevuti,  punì l’adesione della città ad una coalizione etrusca anti romana con la confisca di un’ampia  parte del suo territorio costiero,  seppure in cambio della cittadinanza senza suffragio.

 Negli anni successivi nell’intento di consolidare il suo possesso sul territorio acquisito e fronteggiare l’imminente  pericolo cartaginese (la 1^ guerra punica  è datata 264-241 a.C.)  Roma potenziò la difesa della costa  deducendovi varie colonie fortificate (Castrum Novum, 264 a.C.), Pyrgi (prima metà del III sec.a.C.), Alsium (247 a.C).  Fregellae (245 a.C.).

In particolare il Dott. Enei si è soffermato dettagliatamente sull’andamento degli scavi archeologici condotti a partire dal 2010 – sotto la sua direzione -  sul sito di Castrum Novum dai  volontari del GATC e dagli  studenti e archeologi dell’Università West Boemia (2).

Sempre con riferimento  alla citata Carta archeologica la descrizione del territorio caerite è proseguita con illustrazione dei mutamenti avvenuti nel periodo tardo repubblicano e imperiale.

Nel clima della “pace conseguita” infatti  il territorio riceve una nuova colonizzazione caratterizzata  dalla trasformazione delle antiche colonie militari  in città e  dall’edificazione di  ville rustiche produttive e, in particolare sulla costa,  di ville d’ozio dotate di grandiose peschiere il cui scopo preminente, più che produttivo, era quello di far sfoggio dell’agiatezza dei proprietari.

Risalgono a quel periodo la villa delle Grottacce, la villa dei Domizi (famiglia di Nerone), la grandiosa villa “imperiale” di San Nicola e della “Posta Vecchia” oggi trasformata in un lussuoso  Resort.

Ampio spazio il Relatore ha dedicato alla descrizione delle Terme Caeretane, vera e propria città termale che Strabone segnala frequentate più di quanto lo fosse la vicina Caere. Venute alla luce sul finire degli anni ’80 del secolo scorso e scavate dalla soprintendenza delle Belle Arti  furono successivamente lasciate al completo degrado dal quale attualmente un gruppo di volontari del Gatc sta tentando  di farle riemergerle per renderle visitabili.

A partire dal III sec.d.C. per tutto il territorio inizia una crisi economica e sociale che provoca un progressivo abbandono delle sue strutture abitative e produttive  che nel VI sec.d.C. diventa totale. L’abbandono non  risparmia la stessa antica Caere che, contratta alla sola acropoli, continua a vivere nel bel mezzo di un paesaggio desolato e malarico che, dimenticata  la sua vocazione granaria, è ormai  lasciato al solo pascolo del bestiame e al lavoro dei carbonari.

Occorrerà attendere i tempi moderni – conclude il Relatore - per veder rifiorire il territorio e nel contempo dare spazio all’archeologia per far emergere i segni “che restituiscono la memoria” di un tempo che fu e cancellano  i limiti posti dall’oblio del passato.  

Pierluigi Saladini, agosto 2019

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(1) ) in collaborazione  con la Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale, per un'area di 400 kmq intorno alla città di Cerveteri, nel territorio comunale di Cerveteri, Ladispoli, Santa Marinella, Bracciano e Fiumicino.

(2) Scavi inizialmente condotti nel periodo 1776- 1779 dalla Reverenda Camera Apostolica per acquisire reperti da destinare in parte ai Musei Vaticani ed in parte venduti.