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CONFERENZA del 2 agosto 2019

“Dal mito alla valorizzazione . Il contesto, il patrimonio archeologico e i Musei  Civici di Albano Laziale”

 Relatore: Massimiliano Dott. Valenti

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Il Dott. Valenti  ha articolato la propria conversazione in tre parti: proiezione di un breve filmato che riprende dall’alto il territorio dell’attuale abitato di Albano,  l’illustrazione  dei più significativi eventi storici   che hanno costellato il progressivo popolamento  del territorio, la descrizione del Museo civico della città di cui al momento è Direttore. Il filmato ha evidenziato sia l’estensione e l’andamento del territorio sia  i siti a rilevanza storica ancora visibili nonostante la massiccia edificazione moderna che ha reso difficile comprendere l’andamento  della realtà urbana più antica.    

Di certo, ha precisato il Relatore, in epoca etrusca e romano - repubblicana il toponimo “albano” non era riferito ad un particolare aggregato urbano, bensì all’ampio territorio che aveva il suo centro nell’omonimo lago, tanto che il tutto era  genericamente indicato come “ager albano”.

   Le più antiche  evidenze umane sul territorio  sembrano risalire  al paleolitico ed al neolitico; pur tuttavia l’inizio di un vero popolamento è più ragionevolmente rimandabile  al bronzo medio con la presenza di villaggi posti su palafitte di cui è stata individuata  traccia  sulle rive del lago.  Tra mito e leggenda, l’attuale Albano  sorgerebbe sul luogo dell’antica Albalonga fondata da  Ascanio, figlio di Enea,  all’incirca verso la seconda metà del XII secolo a.C. e circa 300 anni dopo luogo di nascita di Romolo e Remo. Sempre tra mito, leggenda ed  evidenze storiche T. Livio narra che durante il regno di  Tullo Ostilio nei pressi di Albalonga si svolse quel duello tra i tre fratelli Curiazi di Albalonga e i tre fratelli Orazi di Roma  che evitò un inutile  spargimento di sangue nel conflitto che impegnò le due città, nonostante che entrambe vantassero  una sacra discendenza da Romolo. Nello scontro prevalsero i romani, sembra aiutati da una buona dose di astuzia, per cui  la città di Albalonga cadde sotto il dominio di Roma (il  mausoleo degli Orazi e Curiazi  è oggi visitabile al limite del moderno centro abitato di Albano).

Di questa antica città comunque non è stata ancora trovata  alcuna traccia archeologica, sebbene proprio in virtù di quell’empio scontro  il suo territorio sia stato considerato sacro e come tale vietato  a qualsiasi tipo di edificazione eccetto quella sacra di cui rimangono tracce riferibili al periodo arcaico-repubblicano nel moderno abitato di Albano  in via Sant’Ambrogio e nel Parco di Villa Doria.  

Attratti dalla bellezza dei luoghi- ha proseguito il Relatore -  nel periodo tardo repubblicano e successivamente in quello imperiale molti eminenti  personaggi di Roma scelsero l’ager albano per edificare le loro ville.  Tra i tanti vi ebbe la sua villa l’imperatore Augusto, che,  considerandosi discendente di Enea e del figlio Ascanio, era solito indire giochi celebrativi in loro onore a Boville  che forse  all’epoca  veniva identificata come l’antica Albalonga. Questa villa (dopo essere stata di Tiberio, Caligola e Nerone) passò poi in eredità  a Domiziano che la inserì nel fondo imperiale ( l'Albanum Cesaris) e  provvide ad abbellirla con molti ninfei, fonti d’acqua   e strutture religiose dedicate alla dea Minerva della quale era devoto fedele (molti secoli dopo parte di essa fu inglobata  nella villa Barberini a Castel Gandolfo)

Entrando nel vivo della sua esposizione, il Dott. Valenti ha illustrato l’inizio del popolamento del territorio  “albano” a seguito dello stanziamento nel 202 d.C. per volere dell’imperatore Settimio Severo, della fedelissima Legio II Parthica Severiana   Come era all’epoca consuetudine intorno al castrum (che inglobò parte della villa domiziana) furono edificate le abitazioni delle famiglie dei legionari delle quali rimangono importanti strutture quali  le Terme, l'anfiteatro, le  cisterne, oggi visitabili e la Porta Pretoria  venuta alla luce con il crollo degli edifici che l’avevano inglobata durante i bombardamenti aerei  alleati del1944.

Quando nel III sec.d.C. il Castrum fu abbandonato il nucleo abitativo ad esso adiacente  si trasformò gradualmente in un centro urbano (Civitas Albana) che, donato dall’Imperatore Carlo Magno al papato,  nel 946 divenne proprietà della famiglia Savelli. Con l’acquisto da parte della Camera Apostolica dei possedimenti della suddetta famiglia, Albano divenne capoluogo dei possedimenti papali sino all'Unità d’Italia.

Accingendosi alla conclusione il Dott. Valenti ha rapidamente illustrato l’articolazione del Museo di Albano, di cui è Direttore. Fondato nel 1975 è attualmente ospitato  nell’edificio neoclassico di Villa Ferrajoli e si articola in vari settori (età preistorica, protostorica, arcaica repubblicana e imperiale). Espone inoltre una raccolta lapidaria  di particolare  interessante.

  Nel ringraziare il Dott. Valenti per la sua interessante esposizione assicuriamo a lui ed ai suoi collaboratori una visita quanto prima possibile dei nostri Soci.

Pierluigi Saladini, agosto 2019