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VISITA GUIDATA del 30 luglio 2019

“Visita a Grotta Scalina e all’abitato di Musarna”

 A cura di Flavio Dott. Enei e Vincent Prof. Jolivet

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Le attività culturali del GATC del mese di luglio si sono chiuse  con un gradito regalo per i Soci che  hanno risposto positivamente  all’invito del Dott. Flavio Enei di partecipare alla visita della “Grotta Scalina”  riportata alla luce dall’equipe dell’Archeologo francese  Vincent Jolivet, direttore scientifico, nel corso di 8 campagne di scavo iniziate nel 2010 sotto l’egida della Soprintendenza dell’Etruria Meridionale.

Notizie su questo singolare monumento lasciatoci in eredità dal popolo etrusco  erano già in parte note ai Soci del Gatc per averle acquisite nella conferenza del  30 luglio 2018 presentata  a due voci dalla Dott.ssa Edwige Lovergne e dallo stesso  Prof. Vincent Jolivet  che avevano lasciato in tutti i presenti  il desiderio di una visita in loco.

 L’incontro con il Prof. Vincent Jolivet che si è gentilmente offerto di illustrare i due siti è avvenuto in prossimità  dell’azienda agricola “Pepponi” che  li ospita.  Dopo i  convenevoli di rito si è percorso in auto  un breve tratto di strada, quindi si è imboccato un  sentiero che, attraversando un rado bosco di alberi ad alto fusto,  ci ha condotto ai piedi della monumentale tomba.

L’habitat che la circonda è quello tipico delle aree tufacee dell’Etruria meridionale, costituito da modesti rilievi delimitati da piccoli corsi d’acqua e ripidi costoni incisi da fessure in genere aperte dalle radici degli alberi.

La monumentale struttura è stata scolpita  con particolare maestria su una di queste pareti in prossimità della quale abbiamo sostato a lungo ascoltando la dettagliata  descrizione del Prof. Jolivet  che ha fatto riemergere dalle attuali povere evidenze della tomba la sua antica imponenza e l’eleganza delle sue linee.  La sua edificazione- ha precisato la nostra guida-  risale alla fine del IV secolo a.C. e la sua esistenza era nota già alla fine dell’800 per poi perdersi di essa ogni traccia.

 A riscoprirla nel 1998, per un caso assolutamente fortuito, fu proprio un’équipe guidata del Professor Vincent Julivet, che al momento era impegnata negli scavi della vicina Musarna.

In otto campagne di scavo – ha precisato con orgoglio il Dott. Vincent  -  si è riusciti  a riportare alla luce  quanto ancora rimaneva  della sua imponente struttura originaria  articolata in tre livelli terrazzati, l’ultimo dei quali accessibile da due scale laterali oggi assolutamente non praticabili.

 In particolare la facciata oggi visibile  costituiva la parete di fondo di un’ampia sala  divisa a metà da un profondo dromos a cielo aperto  che la collegava all’ipogeo sottostante per evidenti motivi di “affettuosa vicinanza” alle salme che vi erano deposte.

Dopo una prolungata e dettagliata descrizione della presunta struttura originaria è stato percorso il lungo dromos che conduce alla camera funeraria (6 X 5 mt) scavata  in uno strato di  tufo tenero alternato a strati di lapilli. Conteneva otto sarcofagi di nenfro ed un’urna di tufo tutti trovati spostati, rotti e rovesciati da ignoti scavatori che di certo si sono impossessati dell’unico  coperchio raffigurante un defunto.

 

Lasciato questo luogo misterioso e affascinate il prof. Vincent, nonostante l’ora tarda e la calura quasi insopportabile,  ha guidato il gruppo al pianoro non molto distante (circa uno o due Km) sul quale a  partire dal IV sec. a.C. fu edificato il borgo fortificato  etrusco/romano di Musarna.  Affacciandoci a quel pianoro, che al momento presenta una completa distesa di stoppie di grano bordata di fitti cespugli ed alberi, non è stato facile immaginare  che quei 5 ettari di terreno abbiano ospitato per secoli una attiva comunità.

Al lavoro sotto il sole cocente individuiamo tre volontarie, a fianco ritratte, mentre lavorano per riportare alla luce l'impianto fognario del Borgo.

Pur tuttavia la passione e la professionalità del  prof.  Jolivet  è riuscita a trasformare nel nostro immaginario  quella assolata distesa  di stoppie di grano in un luogo nel quale “persone” per secoli hanno vissuto giorno dopo giorno la loro vita. Nella sua descrizione  Il Dott. Vincent si è soffermato con  ricchezza di dettagli sulle possenti strutture difensive del borgo (fossato, mura  e porte d’accesso oggi nascoste dalla vegetazione) e sull’edificio delle terme edificato presumibilmente  su un preesistente tempio forse dedicato a Bacco.

 La giornata interessante anche se un poco faticosa si è conclusa in un grazioso ristorante di Viterbo ove, al fresco di un pergolato e  gustando “tanta acqua” e  buone pietanze, si è rivissuta la mattinata trascorsa con  brindisi e auguri per ulteriori successi sia  alla equipe di Jolivet  sia  a quanti operano volontariamente nell’ambito del GATC.

Pierluigi Saladini, luglio 2019