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RIAPRE LO STORICO MUSEO ARCHEOLOGICO DI SASSARI

Gli interventi di riqualificazione hanno valorizzato i percorsi di visita e permesso l’esposizione di nuovi reperti che svelano molti segreti delle misteriose “domus de janas”, le case delle fate, e della civiltà nuragica.

L’antico Museo Archeologico di Sassari, ha riaperto al pubblico in una veste più moderna e accessibile, dopo quasi quattro anni di lavori. In questi anni è stato oggetto d’importanti interventi di recupero che hanno permesso di valorizzare gli spazi e i percorsi di visita con l’esposizione di nuovi reperti preistorici, romani e persino fenicio-punici. Il Segretariato Regionale e la Direzione dei Musei hanno avviato un vero e proprio piano di riallestimento temporaneo che ha restituito ai visitatori non solo i reperti più importanti ma anche la storia di una civiltà.

Si tratta di un’idea progettuale totalmente innovativa – spiegano al Ministero della Cultura che vedrà l’avvio di nuove iniziative con il coinvolgimento di scuole, associazioni no profit e Università, per una co-programmazione e co-progettazione delle future attività del Museo, che diventerà uno spazio sempre più partecipato ed inclusivo, la “casa” della città. Come ha dichiarato a “L’Unione Sarda” Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, si tratta di un allestimento capace di “parlare veramente a tutti”.

Il Museo Sanna–costruito negli anni '70 dell'Ottocento– rappresenta, con le sue collezioni, un punto di riferimento culturale, archeologico ed antropologico dell’intera regione ed è intitolato all’omonimo imprenditore e politico sassarese a cui si deve parte dei reperti esposti. La raccolta museale, contiene reperti risalenti all'età della pietra con alcuni fossili, reperti di ceramica, megalitici e delle domus de janas", le case delle fate: luoghi di sepoltura preistorici scavati nella roccia, intorno al 4300-3700 a.C., presumibilmente abitati da fate che intrecciavano tele d'oro e successivamente utilizzati come rifugi dai pastori. E poi, ancora, oggetti in bronzo, asce, armi, bracciali, navi votive, pezzi fenici e caraginesi, ceramiche, gioielli d'oro, maschere, oltre a quelli romani.

La raccolta di oggetti si è arricchita nel corso degli anni con un’importante sezione etnografica che comprende tessuti, legni, ceramiche e abiti tradizionali donati da Gavino Clemente, da Zeri Bertolio e da altri privati. Il Museo prima di arrivare nel 1931 nella sede attuale – la bella villa in stile palladiano realizzata agli inizi del Novecento su progetto dell’architetto Michele Busiri Vici – fu ospitedel Regio Museo Antiquario.

E’articolato in due sezioni: una archeologica che narra la storia della Sardegna settentrionale a partire dal Paleolitico inferiore fino all’epoca medievale e una etnografica che raccoglie le testimonianze più antiche dell’isola con tessuti, gioielli, canestri, abiti, arredi e testimonianze dei modi tradizionali del vivere quotidiano nell’Isola.

Di particolare bellezza la collezione che illustra il periodo dei nuraghi con armi, bracciali, statuette a forma umana e animale, i famosi bronzetti.

Il padiglione principale, il Castoldi, con i lavori di restyling, è stato completamente rinnovato e oltre a restituire visibilità ai reperti offre un quadro completo della storia archeologica della Sardegna.Come ha dichiarato la direttrice Elisabetta Grassi a “L’Unione Sarda”, sarà un museo vivo, più accessibile anche dal punto di vista cognitivo.

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13 agosto 2022

Barbara Civinini

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Immagini relative

L’ingresso del Museo Archeologico G.A. Sanna di Sassari – MIC, Direzione Regionale Museo Sardegna

Anfora attica con scena del mito di Eracle e Anteo – MIC,Direzione Regionale Museo Sardegna

Gli abiti della tradizione – MIC, Direzione Regionale Museo Sardegna

Bronzo votivo (prima Età del ferro X-VII sec. a.C.) proveniente dal pozzo sacro del complesso nuragico di Predio Canopoli di Perfugas (SS)– MIC, Direzione Regionale Museo Sardegna