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Rubrica Culturale a cura di Barbara Civinini

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RITROVATA LA CITTA’ PERDUTA DEI FARAONI

Aten è stata riportata alla luce dall’equipe di ricerca guidata da Zahi Hawass. L’annuncio è stato dato dal Ministero delle Antichità. Secondo Betsy Bryan, egittologia alla Johns Hopkins University, è la scoperta più importante dopo la tomba di Tutankhamon.

Sepolta dalla sabbia, sulla riva occidentale del Nilo, non lontana da Luxor, è tornata alla luce Aten, la città d’oro dei faraoni. A dare la notizia l’ex ministro Zahi Hawass, direttore dello scavo, e il Ministero delle Antichità sulla pagina Facebook.

Secondo l’egittologa della John Hopkins University di Baltimora, Betsy Bryan, e membro della spedizione, potrebbe essere la scoperta archeologica più importante dopo il ritrovamento della tomba di Tutankhamon. La città sarebbe stata fondata da Amenhotep III, sovrano famoso per le sue imponenti costruzioni, come i colossi di Memnone che ancora oggi svettano nella Valle dei Re, padre di Akhenaton, faraone bollato come eretico per il suo culto monoteista del dio Aten, il disco solare. Fu proprio suo figlio, Tutankhamon, a ridare splendore alla città quando riportò il potere a Tebe, dopo che il padre l’aveva spostato nella sua città, Akhetaton, oggi Amarna.

Il sigillo reale di Amenhotep III, infatti, è stato ritrovato sui mattoni e molte iscrizioni geroglifiche trovate su scarabei, anelli e ceramiche riconducono a lui, aiutando gli archeologi nella datazione. La città dunque risalirebbe a circa 3 mila anni fa. Molte missioni internazionali hanno cercato questa città e non l'hanno mai trovata, ha spiegato il professor Zahi Hawass.

La scoperta però è stata un vero colpo di fortuna. La spedizione guidata da Hawass, in realtà, stava cercando il tempio mortuario del faraone Tutankhamon. Gli scavi erano iniziati lo scorso settembre nella zona circoscritta tra i templi del faraone Ramses III e di Amenhotep III, 500 chilometri a sud della capitale, Il Cairo. In pochi mesi di lavoro la squadra ha riportato alla luce le strade della città fiancheggiate dalle case.  La città era composta da tre palazzi reali, da un centro amministrativo e uno manifatturiero. Sono già riemersi una zona di preparazione del cibo con annesso un panificio che dalle dimensioni e dalle stoviglie lascia pensare che servisse a preparare i pasti per un gran numero di impiegati e operai un laboratorio per fabbricare mattoni, utilizzati nella costruzione dei templi, e una zona dove si producevano amuleti e decorazioni. A nord è tornato alla luce il cimitero cittadino con costruzioni simili a quelle della Valle dei Re, dove gli archeologi sperano di trovare tombe inviolate, ricche di tesori e d’informazioni.

La zona residenziale e amministrativa è circondata da un muro a zig-zag, con un unico ingresso, forse per motivi di sicurezza, raro nell’architettura egiziana e diffuso soprattutto verso la fine della XVIII dinastia. E’ stato ritrovato anche un gran numero di stampi per produrre amuleti che, secondo Hawass, indicano come nella città ci fosse una grossa produzione di decorazioni per ornare tempi e tombe. Secondo la professoressa Bryan la scoperta dovrebbe aiutare anche a capire perché Akhenaten e Nefertiti decisero di trasferirsi ad Amarna. Una cosa comunque è certa: la città dell’oro sarà un’ottima occasione per studiare da vicino il mondo dei vivi.

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10 aprile 2021

Barbara Civinini

DIDE

Il sito di Aten, la città perduta dei faraoni – Fonte: Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità

Uno scarabeo sacro rinvenuto nel sito – Fonte: Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità

Il professor Zahi Hawass – Fonte: Pagina Facebook  dell’archeologo

Le Mura della città d'oro -Ministero egiziano del Turismo e delle antichità