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AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI (MANN) I TESORI SOMMERSI DEL MEDITERRANEO

“Thalassa”, con oltre 400 opere, restituisce quel crogiolo di civiltà, bellezza e prosperità che crebbe sulle sponde del grande bacino.

In mostra anche una ricostruzione 3D del calcolatore astronomico ritrovato a bordo del  relitto di Antikythera.

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Porta il nome della primordiale divinità greca del mare, Thalassa, la grande mostra organizzata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) che rappresenta una vera e propria summa di quanto svelato dall’archeologia subacquea in più di mezzo secolo, con 400 reperti, provenienti da importanti istituzioni italiane e internazionali. Filo conduttore dell’esposizione, articolata in 9 sezioni, è la scoperta del Mediterraneo sin dalle radici storiche più remote delle civiltà occidentali. Al progetto del MANN hanno partecipato la Scuola Archeologica di Atene e molti atenei, fra cui l’Orientale di Napoli. Una mostra che studia il Mediterraneo dal mare verso la costa e non dalla costa verso il mare, spiega Salvatore Agizza, della Teichos, che ha curato il progetto e l’esposizione.

Il racconto, prosegue, parte dai primi straordinari reperti che il mare ha casualmente restituito alla  comunità,  innescando  quel processo  di  sensibilizzazione che porterà alla nascita dell’archeologia subacquea, evolutasi fino alle più recenti conquiste tecnologiche. In mostra non ci sono soltanto reperti di straordinaria importanza come il “Rilievo di Eracle e Anteo” (II sec. a.C.), oggi conservato al Castello Ursino di Catania e il relitto di Antikythera (I sec. a.C.) proveniente dal Museo Archeologico di Atene, inclusa una ricostruzione in 3D del calcolatore astronomico recuperato dalla nave, ma anche tanti reperti che testimoniano la vita quotidiana di bordo con molti pezzi provenienti dal Parco Archeologico di Ercolano, in particolare dai nuovi scavi della Villa dei Papiri.

Molti altri reperti raccontano come leggenda e religiosità siano legate al mondo del mare: tra i capolavori esposti il famoso “Cratere con Naufragio” (VIII sec. a.C.) del Museo di Villa Arbusto a Lacco Ameno. Altri ancora testimoniano i fitti commerci che percorrevano le acque del Mare Nostrum e la ricchezza dei più importanti mercati delle province romane; eccezionale l’esposizione di lingotti in oricalco, prezioso materiale metallico usato in numismatica, citato da Platone nei racconti su Atlantide. “Thalassa. Meraviglie sommerse dal Mediterraneo” si conclude con un’esperienza immersiva che permette ai visitatori di scendere a 600 metri di profondità con gli spettacolari filmati girati dagli archeologi che svelano i relitti ritrovati nei luoghi simbolo dei nostri mari.

La mostra offre anche un focus sulle ultime scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis. L’Istituto di Vulcanologia (INGV) in collaborazione con l’Università di Bari, la Parthenope" di Napoli e,   attraverso  pannelli e video, racconta 20 anni di studi sulle aree archeologiche costiere di epoca romana, da cui sono state tratte importanti informazioni sull’aumento del livello marino e sui movimenti tettonici e vulcanici degli ultimi 2000 anni nell’area mediterranea.

Il catalogo della mostra, che si potrà visitare sino al 31 agosto, è edito da Electa.

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Barbara Civinini

16 luglio 2020

DIDE

Locandina della mostra – Fonte: MANN

Reperti in mostra

Foto area delle strutture sommerse di Porto Giulio, Pozzuoli, Parco Archeologico – Fonte: MANN

Gemma con nereide su cavalli