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CIVITAVECCHIA REPUBBLICANA E POI ITALIANA

La rivoluzione di Parigi  del febbraio del 1848 oltre a conseguire l’obiettivo di far decadere la Monarchia e istaurare la Repubblica provocò l’attivarsi di movimenti insurrezionali in buona parte dell’Europa (Italia, Austria, Ungheria, Germania e Boemia). In Italia Venezia e Milano insorsero contro gli occupanti austriaci, la qualcosa indusse il re del Piemonte Carlo Alberto a dichiarare guerra all’Austria dopo aver raccolto l’adesione degli Stati italiani (Stato della Chiesa compreso) e di un gran numero di volontari affluiti da ogni parte della Penisola (1^ guerra d’Indipendenza).

Per vari motivi l’andamento della guerra fu favorevole agli austriaci che nella battaglia di Novara (20 marzo 1948) prevalsero sulle truppe  Piemontesi e alleate. La sconfitta indusse Carlo Albero ad abdicare,  ma non a domare le città che erano insorte.

A Roma i patrioti italiani guidati da Giuseppe Mazzini dichiararono decaduto il potere temporale dei papi e nel febbraio del 1849 proclamarono la Repubblica Romana nella quale confluirono tutti i combattenti che non accettarono di porre fine al conflitto.

Civitavecchia aderì alla Repubblica e ne seguì le sorti.  A contrastare la democratica Repubblica non fu una monarchia assoluta,  come sarebbe stato prevedibile, ma la Francia Repubblicana che rispose all’appello di Pio IX di “stroncare  l’eretica repubblica”.

Nel marzo successivo le truppe francesi del Oudinot sbarcarono nel Porto di Civitavecchia e, nonostante la strenua difesa dei difensori di Roma (Garibaldi, Mameli e il fior fiore del patriottismo italiano), ripristinarono il potere papale che si protrasse sino al 1870. La lunga permanenza delle truppe francesi a Civitavecchia incise molto sulla struttura della città e persino sul linguaggio dei suoi cittadini che fecero proprie molte delle parole della lingua francese. Innanzi tutto costruirono per le loro truppe a sud della città un ampio campo fortificato le cui mura sono ancora in gran parte visibili. L’architetto Alessandro Lesseps predispose nuove opere civili e propose di ampliare il Porto riesumando un vecchio progetto, predisposto al tempo dell’amministrazione napoleonica del 1798. Progetto che non fu attuato dal governo pontificio per mancanza delle risorse finanziarie necessarie. Altri architetti presentarono   una interessante  proposta per estendere la città a sud, fuori delle mura e  lasciare integra la  caratteristica parte medievale. 

Negli anni seguenti la città si impreziosì con nuove edificazioni. Nel 1856 venne consacrata la chiesa della S.S. Concezione, edificato un nuovo reclusorio  e realizzata la linea ferroviaria Civitavecchia – Roma.  Da ultimo, nel 1866, la Chiesa dei S.S. Martiri Giapponesi che fu forse l’ultima opera realizzata dal governo Pontificio protetto dai francesi.

Il 16 settembre 1870, approfittando del ritiro delle truppe francesi richiamate in patria   per esigenze militari (conflitto franco-tedesco) le truppe dell’Esercito Italiano al comando di Nino Bixio entrarono  in città, mentre nel Porto attraccavano le navi dell’Ammiraglio Del Carretto. Da quel momento Civitavecchia fu italiana, ma la sua antica e suggestiva struttura medioevale incominciò a subire i primi guasti in nome della modernità e delle nuove esigenze d’espansione. Vennero abbattute gran parte delle mura del Sangallo e la città incominciò ad espandersi fuori di esse, talora senza una preordinata e valida programmazione.

Nel 1871 fu creato l’Istituto di Avviamento Professionale “Luigi Calamatta”, quindi edificato il Cementificio e nel 1897 fu fondata la Compagnia Portuale per  soddisfare più razionalmente le crescenti esigenze di carico e scarico delle navi.

A partire dal 1900 il porto fu sottoposto a profonde modifiche strutturali con la chiusura della sua bocca meridionale e l’allungamento dell’antemurale.

Nel 1913 fu inaugurato l’Istituto Tecnico Commerciale “G. Baccelli”, nel 1920 la Scuola Marittima, quindi le Scuole Elementari  di via XVI settembre e via Buonarroti. A partire dal 1925 la città divenne sede di numerose caserme e Istituti militari.

Nel 1928 fu costruito il molo Vespucci per soddisfare le esigenza d’attracco delle navi di maggior tonnellaggio, mentre la città continuò ad espandersi nell’area compresa tra Viale Guido Baccelli e la Stazione ferroviaria ove venne edificata tra l’altro la Chiesa della Sacra famiglia con annesso oratorio salesiano.

Agli inizi degli anni ‘30 fu istituito il Ginnasio ed il Liceo Padre Alberto Gugliemotti.

Tutto questo modificò la particolarità dell’antica città che fu soffocata  progressivamente da una edilizia scialba e anonima.  Il resto andò irrimediabilmente perduto nei terribili giorni del 1943 quando ben 87 incursioni aeree alleate  ridussero la città in un ammasso di rovine.

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novembre 2021

Pierluigi Saladini