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LA CIVITAVECCHIA DEI PAPI

La città rimase in potere dei papi dal 1431 al 1870 seppure con non poche prolungate  interruzioni.  A darle nuovo impulso dopo un lungo periodo di sostanziale  abbandono furono  i papi  Nicolò V° (1447-1455) e Callisto III° (1446-1458) che provvidero alla costruzione di nuovi edifici e al ripristino delle mura della Rocca e del Porto. Anche Pio II° (1458-1470)  utilizzando i proventi della vendita dell’allume (allunite) scoperto sui monti della Tolfa durante il suo pontificato si impegnò a dare nuova vita alla città restaurandone nuovamente le mura delle quali oggi rimane, in piazza Saffi, il celebre “Archetto”.

Da parte sua Sisto V° (1471-1484)  proseguì nell’opera ristrutturando la Rocca ed il  Porto e costruendo un acquedotto per il rifornimento idrico della città. A sua volta Innocenzo VIII°(1482-1492)  pose le basi per la costruzione di una flotta con la quale contrastare le incursioni saracene.Fu comunque  il Papa Giulio II° (1593-1513), il papa guerriero, che diede l’avvio a più imponenti e moderne opere di difesa adeguate alle moderne armi di offesa. Nel 1508 diede inizio alla costruzione della “Rocca Giulia”, denominata  erroneamente “forte Michelangelo” dal nome dell’architetto che contribuì alla sua edificazione, in realtà progettata dal Bramante.Nel contesto di questi lavori fu affidato  ad Antonio da Sangallo “il giovane” l’incarico di costruire possenti bastioni a protezione della città e del suo porto.

Nel 1523 si stabilirono  a Civitavecchia i Cavalieri dell’ordine dei Gerosolimitani guidati dal Gran Maestro Filippo di Villiers. Provenivano dall’isola di Rodi dalla quale erano stati scacciati dai Turchi e vi rimasero sino al 1530 quando venne concessa loro l’isola di Malta da Carlo V°.  Di questa loro presenza rimane una infermeria (Ospedale di Piazza Calamatta) che di fatto fu utilizzata, seppure con ripetute ristrutturazioni,  sino agli anni ’60 del 1900 quando fu finalmente costruito un moderno Ospedale civico.

Il sistema delle  nuove fortificazioni  venne poi completato con la costruzione di torri d’avvistamento dislocate lungo la costa (Capo Linaro, Repubblica dei Ragazzi, torre Valdaliga) a distanza ottica fra loro,  per allertare tempestivamente la città dell’eventuale arrivo delle micidiali flottiglie di pirati Turchi.   Nel 1571 dal Porto di Civitavecchia, che ormai era frequentato da un numero crescente di navi di ogni nazionalità,  per caricare prevalentemente  il prezioso allume,  salpava la flotta pontificia che nello stesso anno partecipò alla famosa e vittoriosa battaglia di Lepanto. 

Il 15 ottobre 1615 la città accolse l’ambasciatore giapponese Hasekura Tsunenaga proveniente dalla città di Tsukinoura e diretto a Roma per consegnare al Papa una lettera del suo Imperatore.

Tra il 1623 ed il 1644,  papa Urbano VIII° proseguì nell’opera di potenziamento delle difese del porto e della città  avviata dai suoi predecessori costruendo la muraglia merlata che univa la vecchia Rocca ai bastioni del Sangallo (tuttora esistente, anche se ricostruita nel secondo dopoguerra) isolando in tal modo il Porto dalla città vera e propria.  Venne anche restaurato l’acquedotto voluto da Sisto V° e ampliato l’ospedale civile inglobando quello militare.

Sotto il pontificato di Innocenzo X° (1644-1655)  giunsero in città le reliquie di Santa Fermina protettrice dei naviganti e patrona della città.

Nel 1660 veniva completato l’arsenale Bernini per la costruzione e la manutenzione delle galee papali (distrutto dalle incursioni aeree della 2^ G.M.. Al suo posto sorge oggi la brutta costruzione della Capitaneria di porto).

Pochi anni dopo per iniziativa del papa Innocenzo XII° (1691-1700) nell’area antistante la porta sud della città fu edificato il borgo “del Ghetto” nell’intento di attrarre da Livorno,  famiglie  di religione ebraica nell’intento di dare impulso alle attività commerciale della città, sebbene per le forti opposizioni della popolazione locale i nuovi edifici finirono con l’ospitare esclusivamente famiglie di pescatori originarie di Pozzuoli.

Nel 1696, nel quadro della riorganizzazione amministrativa del territorio,  Civitavecchia fu  elevata a Capoluogo di provincia comprendente i territori di Tolfa e Corneto (Tarquinia).

Nel 1708 la città raggiunse le 3.589 anime e nel suo Porto transitarono  ben 2147 navi provenienti da tutta l’Europa. Nel decennio successivo la città  si arricchì di una ristrutturata Chiesa di Santa Maria, della costruzione del convento dei Cappuccini, della fontana disegnata dal Vanvitelli al centro della muraglia merlata, della gradinata che da Porta Livorno scende verso il mare (denominata la Calata). Vennero inoltre costruiti  il Palazzetto del Comando della Piazza, oggi Museo Nazionale, un Conservatorio con annesso Ospedale delle donne, la Chiesa di S. Francesco ed ancora la grande caserma detta del Quartierone disegnata dall’architetto Francesco Navone.

A partire dal 1791 la città fu coinvolta dagli eventi napoleonici nel cui contesto il Porto fu utilizzato come sede di raccolta ed imbarco delle truppe francesi dirette in Egitto. Per il trasporto venne requisito anche il naviglio pontificio e di conseguenza molti marinai civitavecchiesi  presero parte alla spedizione che poi ebbe una tragica conclusione.

Nel novembre 1798 quando le truppe napoletane del Generale Mack marciarono su Roma per scacciarne i francesi  Civitavecchia rimase sguarnita e ne approfittò per proclamarsi indipendente. Una indipendenza di appena un mese (dal 1 feb. al 6 marzo) per il ritorno dei francesi pur dopo una onorevole resistenza che coinvolse anche il Borgo di Tolfa. Una lapide posta a Tolfa sul muro esterno della Chiesa della Sughera ricorda gli oltre 200 cittadini fucilati per ritorsione dai francesi. Ad una breve presenza papale seguì nel 1808 il ritorno dei francesi che si protrasse sino al 1815 (Abdicazione di Napoleone dopo la sconfitta di Lipsia, 6 aprile 1814 e successivamente di Waterlo, 18 giugno 1815). A partire dal 1816 Civitavecchia tornò a far parte dello Stato della chiesa e vi rimase sino al 16 settembre1870 con l’annessione  al Regno d’Italia.

 Un periodo di 54 anni nel corso dei quali l’urbanistica della città e del suo porto ebbe apprezzabili impulsi che ne  potenziarono ulteriormente l’edificazione di edifici civili e monumentali.

Tutte opere che conferirono alla città un aspetto di “museo all’aperto” purtroppo irrimediabilmente devastato dai numerosi bombardamenti che la colpirono a partire dal 14 maggio 1943.

 

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Pierluigi Saladini

Ottobre 2021

 

Successione delle foto:

Papa Giulio II

Forte Michelangelo

Hasekura Tsenaga

Arsenale di Civitavecchia

Chiesa dei S. Martiri distrutta dai bombardamenti

                                                                                                        Di seguito : Civitavecchia Repubblicana e poi Italiana