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Fondazione del Porto di Centumcellae (Civitavecchia)

Nel 103 d.C., l’Imperatore Marco Ulpio Traiano decise di realizzare sulla costa corrispondente all’attuale abitato di Civitavecchia un Porto che sostituisse quelli di Ostia (Porto) e di Claudio non più agibili a causa del loro progressivo insabbiamento. La scelta del luogo fu determinata sia dalle presenza di numerose insenature (Cellae) che avrebbero favorito la costruzione della struttura portuale sia dal fatto che il luogo era ubicato in prossimità dei fertili terreni dell’Etruria dai quali proveniva il grano, l’olio ed il  vino necessario a Roma. L’ubicazione del luogo posizionato al centro  della  costa tirrenica della penisola avrebbe inoltre consentito di facilitare i collegamenti marittimi verso il nord e il sud della penisola e facilitato il raggiungimento delle isola d’Elba, Corsica e Sardegna.

La realizzazione fu affidata all’architetto  Apollodoro di Damasco che era molto apprezzato dall’Imperatore.

A ridosso del Porto  nacque  poi un centro urbano il cui sviluppo registrerà una notevole espansione al tempo dell’Imperatore Adriano. Ad essa fu dato il nome di Centumcellae (cioé luogo dalle innumerevoli insenature/celle)  che  compare per la prima volta in una lettera del 106 a.C. con la quale Plinio il Giovane comunica all’amico Corneliano di essere stato convocato dall’Imperatore  nella sua villa imperiale (i cui resti sono infatti indicati ancor oggi come villa/terme di Traiano)  in un luogo chiamato Centumcellae (ad Centumcellas, hoc loco nomen est) dalla quale si poteva ammirare il nuovo Porto ad uno stadio di avanzata costruzione.

 La struttura della città, come era nell’uso degli accampamenti militari romani e delle Colonie, si distribuiva lungo due vie principali che si intersecavano ortogonalmente e cioè il Cardo (attuale Corso Marconi) ed il Decumano (forse l’attuale via Traiana).

  Per quanto attiene il porto fu scelta una configurazione piuttosto semplice. due braccia o moli protesi verso il largo a formare un anfiteatro la cui apertura  era protetta da una isoletta artificiale,  detta antemurale, per agevolare l’ingresso delle navi con qualunque vento, specie di tramontana e libeccio che in genere battono la costa con particolare violenza. Per un ricovero ancora più sicuro per il naviglio in sosta prolungata fu realizzata inoltre una darsena a forma rettangolare scavata nella roccia e collegata al porto da una stretta apertura.

Una volta realizzato il Porto diventa sede di distaccamenti della flotta militare di Miseno (golfo di Napoli) e di Ravenna come é facile dedurre dalle numerose epigrafi sepolcrali di marinai (Classarii) ritrovate nella necropoli di Prato del Turco durante la costruzione del Bagno Penale ed oggi custodite al Museo Nazionale di Civitavecchia.

 In epoca cristiana la nuova città crebbe d’importanza in quanto elevata a sede Vescovile che dunque si colloca tra le più antiche diocesi del Lazio.

Rutilio Namaziano scrive che nel 416 d.C., sostando nel porto Centumcellae nel suo viaggio di ritorno  verso la Gallia, vide la città  ancora ricca e vitale segno che es

Così egli si esprime:

“ .................

L’Austro furente or piegare ci fa  a Centocelle,ove, in rada,

     placide, immobili, posano,  alfin le navi.

Come in un anfiteatro son chiuse, qui, l’acque dai moli:

    gli aditi brevi un muro,  ch’isola par,  tutela.

Cinto é di gemine torri e spalanca le braccia al canale,

    ch’entro sue fauci auguste preme ai due lati e sfocia.

E poi che,  del gran porto la dàrsena invano s’oppone

    al vento che,  mutevol, agita qui le navi,

piccoli seni s’allungano tra gli edifici avanzanti,

    dove ognor l’acqua il mobil sofio di brezza ignora,

Tale d’Eubea né bagni, galleggiare fa l’onda rinchiusa

    chi con bracciate alterne stendesi lento al nuoto. “

 

La città che Procopio definisce “grande e popolosa, fortificata e dominante il mare” non riesce comunque ad evitare  gli Ostrogoti di Totila che tra il 538 ed il 549 d.C.  la occuparono ripetutamente prima di cederla definitivamente ai Bizantini del Generale  Narsete. Poi é la volta dei Longobardi  che nel 728 d.C. cedono la città al potere temporale dei Papi e 21 anni più tardi tentano di rientrarne in possesso, ma senza riuscirci  in quanto nel frattempo la città era stata potentemente fortificata con nuove mura.

Tra l’813 e l’828 d.C. i Saraceni, pirati musulmani provenienti dalla Tunisia e dal Marocco, sottopongono la città ad una incursione devastante  e ne mantengono il possesso per un tempo imprecisato per farne base di ulteriori operazioni finalizzate alla conquista di Roma.

Gli abitanti superstiti abbandonano la città e si rifugiano nei boschi delle colline dell’entroterra sino a quando nell’854 d.C., cioè dopo 26 anni, il Papa Leone IV° edifica per loro una nuova città sulle rovine di un antico abitato etrusco a ridosso del f. Mignone (località Farnesiana) .

La nuova città che mantiene vivo il nome di Centumcellae dalla quale provengono i suoi abitanti  é munita di 12 torri intervallate da 3 porte e ospita al suo interno ben 3 chiese. Ebbe vita sino al  XV° sec.d.C. dapprima con il nome di Centumcellae, poi Centocelle ed infine Cencelle; ma é anche nota con il nome di Leopoli in onore del Papa che ne volle la realizzazione.

Intorno all’anno 1000 d.C. anche la romana Centumcellae tornò a  nuova vita inizialmente con la realizzazione di una Rocca denominata Civita Vetula o Civita Veccla a difesa del porto (i cui ruderi sono ancora visibili nei pressi della porta nord del Porto) e successivamente con l’aggregarsi di nuove abitazioni.

Anche la nuova città non ebbe però vita facile.  A partire dal 1157 essa infatti fu occupata dai Pisani, poi da Federico Barbarossa ed ancora  dai di Vico che la ebbero nelle proprie mani sino a 1431 quando il Papa Eugenio IV° ne riconquista il pieno dominio.

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       Settembre 2021

       Pierluigi Saladini

 

(segue: La Civitavecchia dei Papi)