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Antropizzazione del nostro Territorio in epoca Romana 

       Sotto i colpi dei Celti a nord, dei Sanniti al centro  e dei Greci a sud che nel 474 inflissero alla flotta etrusca una grave sconfitta, la civiltà etrusca si avvia a concludere seppure a lenti passi il suo luminoso ciclo storico. Roma appare sulla scena esercitando la sua spinta espansionistica su Veio che conquista nel 396 a.C. dopo un prolungato assedio e successivamente su Caere con la quale aveva mantenuto ottimi rapporti sin dal tempo della invasione dei Galli. Approfittando  di una        ribellione del popolo Cerita contro la sua classe dirigente filo romana, Roma privò la città del suo territorio costiero che divennne “ager publicus populi  romani”. La stessa mutilazione era stata  imposta tra il 281-280 a.C. a Tarquinia ed a Vulci.

Sull’onda di queste vittorie Roma riorganizza i territori acquisiti  deducendovi progressivamente colonie militari: Graviscae nel 181 a.C., Cosa nel 273 a. C., Castrum Novum nel 264 a.C.,  Pyrgi nel 250/222 a.C.,  Alsium nel 247 a.C., Fregellae nel 245 a.C. 

Le colonie erano formate da cittadini romani con diritto di voto (anche se per la lontananza da Roma difficilmente potevano esercitarlo), avevano propri magistrati e dipendevano direttamente dal Senato di Roma. Il loro compito era quello di vigilare e difendere il territorio sul quale erano insediati,  di conseguenza almeno in una prima fase, gli abitanti furono esentati dal prestar servizio nelle legioni (1).  Venivano dedotte ed organizzate in modo standardizzato sulla base di 3 centurie di uomini a ciascuno dei quali venivano assegnati, in funzione della natura del terreno, da 5 a 10 iugeri (1 ju.=2.500 metri quadrati) di terreno a titolo gratuito, cioè da 1,3  a  2,5 he (1 he =10 mila mt quadrati).

Con la deduzione delle colonie, nel nostro comprensorio furono  presumibilmente abbandonati  Castrum Vetus (la Castellina) e il Porto/emporio di Punicum (dal nome fenicio dell’albero di melograno o per il fatto che esso ospitasse una comunità mercantile fenicia.

Al fine di collegare tra loro le nuove colonie, nel 241 a.C., al termine della prima guerra punica fu avviata la costruzione della via Consolare Aurelia  che percorre un buon tratto della costa dell’Etruria più o meno in corrispondenza del tracciato attuale.

Per quanto attiene la testimonianza della presenza romana, il sito di Castrum Novum, attualmente in fase di riscoperta da parte dei volontari del Gatc, ha restituito nel 1778 molti preziosi reperti tra cui  una lastra con scena di un duello fra gladiatori, le statue loricate degli imperatori Clodio Albino e Lucio Vero (oggi visibile  nel Museo Nazionale di Civitavecchia) e l’immagine di un molosso esposta ai Musei Vaticani

All’interno dell’attuale abitato di Santa Marinella sono ancora ben visibili le imponenti strutture dei ponti realizzati per l’attraversamento dei corsi d’acqua.  Trattasi di strutture in conci di arenaria d’epoca repubblicana tra il III –II sec.a.C..

Al Km 59,70 dell’Aurelia, in corrispondenza del n. Civico 138, è possibile vedere  l’iscrizione commemorativa,  risalente al 205 d.C., del restauro del ponte di Apollo patrocinato, a proprie spese,  dagli imperatori Settimio Severo e Caracalla (2). Trattasi di una struttura a tre arcate pervenutaci nel rifacimento medievale  sul fosso Castelsecco tra l’Aurelia attuale ed il mare.

Nella fase di colonizzazione, in epoca tardo repubblicana e imperiale,  nella fascia precollinare alle spalle del futuro abitato di Centumcellae  furono edificate  numerose villae rustiche che modificarono l’habitat boscoso originario  sostituendolo con  culture a cereali, vigneti e uliveti che insieme all’orticultura ed alla pastorizia costituivano la principale attività agricola dei nuovi coloni. Si può dunque far risalire a quel periodo  l’avvio del disboscamento  della nostra fascia costiera che  con il trascorrere dei secoli ha finito per dare al territorio l’aspetto prativo e cespugliato adatto al pascolo e alle coltivazioni estensive.

Tracce di queste ville rustiche  sono ancora oggi segnalate  dagli innumerevoli frammenti  affioranti di tegole,coppi, mattoni e vasi.

Nel quartiere di San Gordiano a Civitavecchia  nell’area a verde della scuola “Montesi” è ancora  ben visibile, sebbene semicoperta da una folta vegetazione arborea,  una grande cisterna sotterranea di certo collegata alla villa rustica ubicata sotto  la  piazza Giovanni XXIII (3).

A partire  dal 90 a.C. la concessione della cittadinanza romana alle popolazioni italiche pose fine alle guerre sociali  ed aprì un periodo di sicurezza e di pace. Di conseguenza le più agiate famiglie di Roma e non solo furono in grado di  progettare nuove residenze sui punti più panoramici della costa. Nel tratto  tra Pyrgi e Tarquinia sono ancora identificabili tracce  della villa delle Grottacce, di Ulpiano a ridosso dell’attuale porticciolo di Santa Marinella, della Punta del Pecoraro (sulla quale fu edificato lo Stadio di Civitavecchia), della Frasca, la cui struttura è stata di recente riportata alla luce. Ben conservata è la villa delle Grottaccie (Km 58,200), identificata con il luogo dell’antico Porto Panapiano, della quale si conservano tracce di corridoi, magazzini, ambienti di lavoro e cisterne

Tutte queste ville erano fornite di molo d’attracco e di impianti (peschiere) per l’allevamento di pesci.  Ben conservata è in particolare  la peschiera di  punta della Vipera (Km 66 della via Aurelia).

La sua struttura rettangolare misura 48  metri per 30 ed é difesa dal mare da un molo costruito in opera cementizia costituito da tre bracci ortogonali spessi circa 3 metri. Il complesso che é sicuramente il meglio conservato del litorale, era collegato ad una villa marittima di cui rimangono visibili solo pochi resti della parte termale nelle cantine di due moderne ville costruite sul sito.

Nel nostro comprensorio queste dimore si susseguono quasi una accanto all’altra.

Anche interessante la villa  di Ulpiano, a ridosso dell’attuale  porticciolo di Santa Marinella sullo stesso luogo che forse ospitava l’emporio di Punicum ed ora il Castello Odescalchi, che ha restituito splendidi mosaici e le copie romane delle sculture greche di Meleagro, Dionisio e Pan e quelle di Athena Parthenose  Apollo  (custodita al Museo Nazionale di Civitavecchia).

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  1. Erano dedotte in modo standardizzato sulla base di tre centurie di uomini ai quali venivano assegnati appezzamenti di terreno di 5-7 iugeri.
  2. L’iscrizione è stata di recente restaurata dai volontari del Gatc (Gruppo Archeologico del Territorio Cerite)
  3. Nel 2002, su iniziativa di alcuni abitanti del quartiere, fu presentato all’Amministrazione Comunale (Reg. 35938) un progetto di restauro che purtroppo, nonostante le promesse,  non ha avuto seguito.
  4. ________________________ELENCO IMMAGINI

Stele dei gladiatori

Mura di Castrum Novum

Ponte di S. Marinella

Peschiera di Pinta della Vipera

Villa rustica della Frasca

 

Settembre 2021

Pierluigi Saladini

 

(Di seguito: Fondazione del Porto e della città di Centumcellae)