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 Quattro passi nella faggeta di Allumiere.  

Percorrendo i sentieri che attraversano la splendida faggeta di Allumiere  è possibile individuare molte tracce del secolare sfruttamento minerario del territorio finalizzato alla ricerca e alla lavorazione dell’allunite dalla quale si traeva il prezioso  allume. Tracce di gallerie minerarie, pozzi di areazione ed enorme cave a cielo aperto hanno modificato nel tempo l’originaria conformazione del  terreno.

Insieme a queste ferite che con il tempo  la natura ha in parte risanato e nascosto, si notano anche grossi alberi  abbattuti dal vento ed altri in precarie condizioni di salute che a prima vista lasciano ipotizzare un colpevole abbandono del territorio.  

Procedendo su uno di questi sentieri la mia attenzione è stata attratta da una tabella informativa che spiega in parte le motivazioni di questo apparente abbandono.  

Dunque quella che segue è una scarna sintesi del testo della tabella che sono riuscito  a mandare a memoria e trascrivere.

“Un grande botanico ha affermato saggiamente che i grandi alberi sovrastano la vita quotidiana dell’umanità con l’autorità dei secoli e che il legame che unisce l’uomo all’albero affonda le proprie radici nel tempo. E’ noto infatti che alle foreste ed agli alberi le varie civiltà hanno sempre attribuito una molteplicità di significati, da quello religioso a quello storico. 

Nonostante queste particolari attenzioni, in ogni epoca gli alberi, specie i più grandi,  sono sempre stati sinonimo di legname da utilizzare, di produzione, di economia. Di conseguenza allora ed ancora oggi  si procede al loro abbattimento senza alcun rispetto  per la loro storia, le loro dimensioni e il loro valore ambientale.

I grandi alberi secolari sopravvissuti a secoli di disboscamenti, incendi e tagli indiscriminati sono diventati oggi una vera rarità.  I pochi esemplari rimasti devono in genere la loro salvezza al fatto di essere collocati su terreni particolarmente impervi e incoltivabili  o perché oggetto di particolare venerazione religiosa o  per l’essere inseriti all’interno di aree soggette a specifica e illuminata tutela ambientale.

Per queste motivazioni nella faggeta di Allumiere molti alberi di notevole età e  dimensione hanno potuto sopravvivere e costituire un bene raro e prezioso la cui conservazione assume un imperativo inderogabile esteso a tutta l’area della faggeta.   

Dal punto di vista naturalistico i grandi alberi (denominati patriarchi verdi) costituiscono un bene prezioso che ospita  e nutre una grande  quantità di esseri viventi: dagli insetti di ogni specie agli uccelli forestali (picchio muratore, cincia bigia, rampichino ecc.) che necessitano di ambienti diversificati con piccole e grandi radure alternate ad aree più fitte ricche di legno morto sia in piedi che a terra, indispensabile sia come fonte trofica (nutrimento) che come sito di rifugio.

E’ per questo motivo che  gli alberi vetusti ed il legno morto  in tutte le sue forme lungi dal costituire segno di trascuratezza e cattiva gestione della faggeta, vanno preservati e non rimossi in quanto costituiscono garanzia di sopravvivenza per moltissimi organismi animali. La presenza di alberi morti ancora in piedi o abbattuti, oltre a costituire un elemento di valore del bosco, é fondamentale per consentire la presenza di un insieme di organi viventi  la cui esistenza è strettamente legata al materiale organico in decomposizione che frantumato e sminuzzato permette ad altri organismi, per esempio i funghi, di trasformare le sostanze complesse in altre di nuovo utilizzabili dalle piante.

Di qui la necessità di estendere gli interventi di gestione forestale alla conservazione dei singoli alberi monumentali e alla tutela dell’area più vetusta lasciando che la natura segua il suo corso.

Questa è la modalità che si dovrà continuare ad  affrontare nella gestione futura dell’area anche se il crollo degli alberi vetusti e dei rami stroncati dal vento e non rimossi lascia erroneamente ipotizzare una non corretta gestione.”

 

In conclusione, mi auguro che la lettura di questa breve nota contribuisca  ad indurre gli amanti dei boschi ad osservare con rinnovata attenzione ed interesse  le aree  frequentate.

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Pierluigi Saladini

27 agosto 2021