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LA VILLA DEI PAPIRI DI ERCOLANO

Con l’ormai prossima abolizione delle restrizioni anti Covid-19 i siti archeologici del nostro paese torneranno ad essere certamente meta di un  prezioso flusso turistico nazionale ed estero. In tale aspettativa l’area archeologica della città di Ercolano, prossima a quella di Pompei,  a buona ragione, può candidarsi ad accogliere parte di questo flusso  potendo esibire tra l’altro una delle Ville “d’ozio”  più lussuose e raffinate della Roma antica,  nota come “Villa dei Papiri” .

Nome questo che gli deriva dal fatto che nel corso dei primi  scavi furono rinvenuti oltre duemila preziosi frammenti carbonizzati (volumina) di testi scritti tra il III sec. a.C  ed il I sec.d.C che oggi, in parte interpretati,  hanno  ampliato la conoscenza del pensiero antico.

Riguardo al nome del proprietario di questa villa sono state avanzate  varie ipotesi. Taluni studiosi attribuiscono la proprietà a  Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Cesare e console nel 58 a.C. e successivamente al figlio Lucio Calpurnio  Pisone Frugi, seguace di Augusto e amico di letterati e filosofi (Virgilio, Orazio) che vantava benemerenze sia in campo militare e politico sia religioso considerato che fu maestro del collegio sacerdotale degli Arvali per ben quattro volte.

Danneggiata dal  terremoto del 62 d.C. e completamente sommersa, insieme alle  città di Ercolano e Pompei in quello del 79 d.C. ed ancora del 1631, dalle colate di fango e lava eruttata dal Vesuvio, di questa Villa  si perse ogni traccia sino all’aprile del 1750. Sino a quando cioé l’ingegnere militare spagnolo Roque  Joachim de Alcubierre direttore degli scavi archeologici nel territorio del Regno di Napoli individuò una piccola porzione di mosaico in “opus sectile” nel fondo di un pozzo che si stava scavando nel tentativo di individuare tracce dell’antico abitato di Ercolano. Ipotizzando dalla bellezza del reperto che esso fosse parte del pavimento di un importante edificio, l’ingegnere ottenne il permesso di ampliare lo scavo dal re Carlo III di Borbone, sovrano “illuminato” del regno  delle Due Sicilie e quinto figlio di Filippo V re di Spagna.

Attività che fu immediatamente avviata organizzando un cantiere la cui direzione fu affidata all’ingegnere svizzero Karl Weber che dal 1743 faceva parte del corpo degli ingegneri della guardia reale del regno di Napoli. Considerata la natura lavica  del terreno, i lavori di scavo furono particolarmente complicati in quanto gli addetti ai lavori, sostanzialmente galeotti e forzati, dovettero operare in situazioni estreme per aprire pozzi e camminamenti sotterranei. I risultati comunque furono subito  più che soddisfacenti in quanto misero in luce alcune strutture di un grandioso complesso residenziale che restituì, oltre ai citati rotoli di papiro, mosaici, affreschi murali e uno straordinario numero di sculture di bronzo e di marmo.Da sottolineare che, mentre si procedeva negli scavi finalizzati esclusivamente al ritrovamento di oggetti di valore, l’ingegnere Weber ebbe l’accortezza di annotare  ogni ritrovamento e persino disegnare una mappa degli scavi che ai nostri giorni è risultata di  fondamentale importanza per procedere ad ulteriori interventi.

Interessante notare che sulla base di questi disegni, Jean Paul Getty si fece costruire a Malibù una riproduzione della villa, a grandezza naturale, che in seguito divenne sede di un museo a lui dedicato.

La settecentesca attività di scavo si protrasse per circa 15 anni, sino a quando cioè i cantieri furono chiusi essendo venute a mancare le necessarie risorse sino ad allora accordate da Carlo III chiamato a ricoprire la carica di re di Spagna.

Altri motivi che imposero la chiusura degli scavi furono le ripetute frane e soprattutto le mortali esalazioni gassose (mofete) di anidride carbonica che scaturivano dalle fessure del terreno e saturavano i pozzi e i cunicoli di scavo  rendendoli impraticabili.

  Dopo oltre due secoli dalla chiusura dei cantieri, le attività di scavo furono riprese negli anni 1996-98 con la modalità del “cielo aperto” per una profondità di oltre 25 metri che rese visibile alcuni ambienti (l’atrio, la basis villae ed alcune stanze) che confermarono l’esattezza della pianta disegnata dall’ing. Weber.  Nel  2002 gli interventi più che procedere a nuovi scavi hanno riguardato quasi esclusivamente la messa in opera  di pompe idrovore per tenere costantemente all'asciutto la parte esplorata. Al momento sono in corso ulteriori onerosi lavori di scavo finalizzati alla realizzazione di un percorso di collegamento tra il sito di Ercolano e la villa dei Papiri che affacciava sull’originario lungomare.  In questi scavi è stata riportata alla luce la salma di un militare che, a giudicare dal tipo di l’armamento indossato, potrebbe essere un ufficiale della flotta di Plinio accorsa sul luogo per prestare soccorso agli abitanti.

In definitiva l’abitato dell’antica Ercolano e la villa dei Papiri costituiscono un sito archeologico che merita di essere visitato. Attendiamo quindi con pazienza che sia possibile.

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IMMAGINI : Pianta di Weber, Villa di Paul Getty, ricostruzione ipotetica della villa, Parco Archeologico di Ercolano.

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Pierluigi Saladini

Maggio 2021