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LA CIVITAVECCHIA DEI PAPI (1431 al 1870)

Nel primo decennio del 1500 la Civitas Vetula medievale era  ancora ristretta  nelle mura merlate vecchie di cinque secoli che  nonostante le ripetute ristrutturazioni  (1)  non erano più in grado di resistere ai proiettili di ferro delle nuove artiglierie. A tal proposito dice il Vasari “ …non di rabberciare  muraglie castellane né di tirar su rocche vecchie o nuove; ma di stabilire fortificazioni permanenti intorno alla città…”  (2). A raccogliere questo invito fu Giulio II° della Rovere (1503-1513),  Papa “incline per animo a respingere la forza con la forza e sollecito nell’eseguire le ideate sue determinazioni “ che dispose  la costruzione  di nuove fortificazioni con lo scopo  di fare del porto e del Borgo  una piazzaforte per la sua flotta impegnata a difendere lo Stato dai Mussulmani che dopo la presa di Costantinopoli (1452) sembravano intenzionati a infliggere un  colpo definitivo alla cristianità. In primo luogo fu progettata dal Bramante una fortezza la cui prima pietra  fu posta  il 14 dic. 1508. Morto  il Bramante nel 1513, i lavori furono proseguiti dai suoi collaboratori  che portarono a compimento l’opera nel 1522, dopo 14 anni di duro  lavoro e dopo che  Michelangelo, subentrato al Bramante,  ebbe progettato ed edificata la sommità del Mastio. Padre Alberto Guglielmotti definì l’insieme  “Edificio di elegante maestà e di severa robustezza …ugualmente lontano dalla aridità delle opere precedenti  e dalla bizzarria delle seguenti” .Nel contempo a partire dal 1515 fu dato inizio, sotto la direzione  di Antonio da Sangallo, alla costruzione della cinta bastionata a difesa della città. Per realizzarla fu deciso di utilizzare la terra di riporto dello scavo del fossato imbastita con fascine e rivestita con mattoni e solida pietra sugli angoli. Modalità di costruzione questa che assorbiva il fuoco diretto delle artiglierie senza provocare schegge.  La realizzazione di queste opere,  che si protrasse per ben 39 anni (sino al 1554),  ebbe sulla città un’apprezzabile ricaduta economica conseguente  alla fornitura e al trasporto  del materiale necessario e all’afflusso di manodopera e relativi familiari (muratori, scalpellini, falegnami ecc.) cui l’amministrazione locale dovette  predisporre alloggiamenti e fornire quanto occorreva per la sussistenza quotidiana.

Dal 1523 al 1530 il Borgo ed il suo porto ospitarono i cavalieri di Rodi che erano stati scacciati dalla loro bella isola dai Turchi e che lasciarono significative tracce del loro passaggio.

Negli anni seguenti (da Papa Pio V 1566-1572,  promotore della lega Santa, a  Innocenzo XII 1691-1700)  furono promulgate leggi atte a stimolare la crescita del Borgo e ad ampliare le sue attività economiche. Nacquero di conseguenza  botteghe artigianali per la lavorazione del legno, del vetro,  della lana e delle stoffe  la cui produzione tuttavia rimase sostanzialmente limitata al consumo interno senza riuscire ad esprimere quel respiro industriale che era nelle aspettative.

Da ricordare che il 2 giugno del 1571 dal porto partirono le 12 galee di Marcantonio Colonna che parteciparono con onore alla battaglia di Lepanto.

Il 1600 fu un secolo benevolo con Civitavecchia: nel 1656 affluirono maestranze bergamasche e Sabine cui fu concesso di sfruttare i boschi della Reverenda Camera per ricavarne legname e carbone e per estirpare le ceppaie dai terreni dedicati all’agricoltura. Negli anni seguenti i Papi Sisto V°, Clemente VII° e Paolo V° (1605-1621) continuarono l’opera di potenziamento del Porto e del Borgo che si avviava ad essere città . Vennero rafforzate le scogliere dell’antimurale, migliorata la ricettività portuale, costruito un fanale per facilitare l’ingresso al porto nelle ore notturne; furono inoltre edificati nuovi magazzini ed edifici fuori del perimetro delle mura medioevali. Il 15 ottobre 1615 sbarcò nel porto, diretto a Roma,  l’ambasciatore giapponese Date Masumune di Sendai proveniente dalla città giapponese di Tsukinoura. Tra il 1623 ed il 1644,  papa Urbano VIII° proseguì l’opera dei suoi predecessori rafforzando ulteriormente le scogliere, fortificando l’entrata della Darsena con una robusta cannoniera, restaurando la lanterna, dragando i fondali e costruendo la muraglia merlata che unisce la vecchia Rocca ai bastioni del Sangallo, separando in tal modo il Porto dalla città vera e propria.  Venne inoltre  ampliato l’ospedale civile inglobando quello militare. Sotto il pontificato di Innocenzo X° (1644-1655)  giunsero  in città le reliquie di Santa Fermina che divenne protettrice dei naviganti e del Porto.

Nel 1653 con un lascito dello speziale (venditore di erbe medicinali)  del Borgo venne costruita la piccola chiesa di San Giovanni Battista per accogliere i Cavalieri di Malta (già di Rodi)  di passaggio.

Nel novembre del 1659 fu  posta la prima pietra dell'Arsenale disegnato dal Bernini destinato alla costruzione delle galee papali (una all’anno) e alla loro manutenzione. Completato nel 1663, vi operarono maestranze specializzate provenienti da Genova e Malta ed un buon numero di civitavecchiesi. Nel 1693  il Borgo ottenne finalmente la denominazione di città.  

Con Innocenzo XI°  la struttura della città, articolata ormai su tre vie parallele,  si ampliò ulteriormente con la costruzione del Palazzo comunale e della  chiesa di S. Maria dell’Orazione (detta della Morte), la cui cupola é affrescata dall’Errante.  Innocenzo XII° fece abbattere l’opera a corno antistante la Porta Romana per reperire lo spazio  necessario all’edificazione di un complesso edilizio (un ghetto) in vista dell’arrivo dei commercianti ebrei che si era progettato  di chiamare da Livorno  per dare impulso alle attività commerciali della città. Tuttavia per le forti opposizioni della popolazione locale, i nuovi edifici  finirono con l’ospitare per lo più le famiglie di pescatori originari di Pozzuoli.

Nel secondo scorcio del ‘700 la città raggiunse i 6.500 abitanti e nel contempo  continuò ad  espandersi  il piccolo commercio che fu consentito di praticare   anche ai forzati della darsena, alcuni dei quali si dedicano anche all’insegnamento della scrittura e alla scrittura di lettere per coloro che non erano in grado di farlo. E’costituita “ l’università “delle numerose osterie e taverne in gran parte gestite da napoletani e maltesi, ma anche da marinai e sottufficiali della flotta. Nel 1702 fu inaugurato da papa Clemente XI  il nuovo acquedotto, voluto da  Innocenzo XII, il cui  tracciato seguì in parte  quello di Traiano e raggiunse la città e il suo porto dopo  un percorso di 35 km.

Al commercio minuto, basato su botteghe e banchi, incominciarono ad affiancarsi piccole fabbriche per la lavorazione  della lana, della seta e delle cosiddette cotonine, ma anche per la produzione di carta e la lavorazione del legname.  Ciononostante l’economia della città rimase sostanzialmente sostenuta dall’attività del porto che nel 1708 accolse ben 2.147 navi provenienti da tutta l’Europa sia per rifornire le proprie cambuse, sia per  caricare il prezioso allume che proviene dalle cave di Allumiere (5).

Tra il 1710 ed il 1780 l’edilizia cittadina registrò il rifacimento della Chiesa di Santa Maria, l’edificazione della Chiesa di S. Felice da Cantalice con annesso convento di Cappuccini, la realizzazione di nuovi edifici voluti da Benedetto XIV° ed ancora la costruzione (1776) voluta da papa Clemente XIV del Palazzetto del Comando della Piazza, oggi Museo Nazionale. Ed ancora  un conservatorio delle ragazze con annesso Ospedale e l’edificazione della caserma detta del Quartierone disegnata dall’architetto Francesco Navone cui è affidata anche la progettazione della  nuova Chiesa di S. Francesco  che sarà consacrata nel giugno del 1783. Nel contempo il porto é abbellito dalla fontana disegnata dal Vanvitelli ubicata al centro esterno della muraglia merlata e dalla Porta Livorno modellata con una funzionale gradinata che scende verso il mare per facilitare il carico e lo scarico delle merci (denominata la Calata). Nel 1777 è istituito un servizio di trasporto “ufficiale” di personale e posta per Viterbo e Roma che in genere,  a causa del brigantaggio,  è scortato da gendarmi a cavallo. 

Nel corso di questi anni Papa Pio VI avvia una campagna discavi “archeologici”, che si protrarrà sino al 1848,  sul sito della colonia romana di Castrum Novum nell’area della Tenuta “Chiaruccia” per recuperare reperti d’arte antica da destinare in parte ai costituendi Musei Vaticani ed in parte al mercato archeologico .

Ancora nel 1780 é anche portato a termine il nuovo edificio dei forni per la panificazione, in particolare delle gallette per la flotta, che sostituisce quello ormai obsoleto di Piazza Leandra. Alla macinazione del grano provvedono, con difficoltà per carenza d’acqua, le mole edificate sul fiumiciattolo Melesa, affluente del Mignone e delle Molacce, quando possibile.

A partire dal 1791 la città é occupata  dalle truppe di Napoleone Bonaparte che vi insediano l’amministrazione repubblicana  e ne utilizzano il Porto  come sede di raccolta ed imbarco delle truppe del Generale Desaix diretto in Egitto. Per il trasporto viene requisito anche naviglio pontificio e di conseguenza molti marinai civitavecchiesi  prendono parte alla spedizione che poi avrà una tragica conclusione. Nel novembre 1798 quando le truppe napoletane del Generale Mack marciano su Roma per scacciarne i francesi,  Civitavecchia rimane sguarnita e ne approfitta per proclamarsi indipendente. Una indipendenza di breve durata (dal 1 feb. al 6 marzo) che cessa con il ritorno dei francesi del Generale Championnet pur dopo una onorevole resistenza.

In questo contesto nel Borgo di Tolfa  vengono fucilati oltre 200 abitanti che avevano osato opporsi ai francesi. Ad un breve ritorno del potere papale segue nel 1808 il rientro dei francesi  che  vi rimarranno sino  al 1814.

I francesi progettano un interessante riassetto strutturale della città  e l’ampliamento del Porto e a sud della città realizzano un ampio campo trincerato le cui mura sono ancora oggi esistenti e dette  “dei francesi” .

Nel 1816 Pio VII° (1800-1823), dopo una prigionia di 5 anni trascorsa in Francia, riprende possesso della città che viene eletta a Capoluogo di una delegazione costituita da Corneto, Tolfa, Toscanella, Cerveteri, Civitella Cesi e Monteromano.

Con Gregorio XIV°, urbanista per eccellenza, Civitavecchia riceve un nuovo impulso edilizio con la costruzione  di alcuni imponenti palazzi nobiliari  e del Teatro Traiano. Nel febbraio del 1849 Civitavecchia aderisce alla  Repubblica Romana, ma nel marzo successivo le truppe francesi di Oudinot sbarcate nel Porto ripristinano il potere papale.  Nel 1856 viene consacrata la chiesa della S.S. Concezione, quindi il grande Reclusorio fuori le mura  e la linea ferroviaria Civitavecchia - Roma ed  infine, nel 1866 la Chiesa dei S.S. Martiri Giapponesi.

E’ l’ultimo intervento dello Stato Pontificio. Il 16 settembre 1870 truppe del Re d’Italia al comando di Nino Bixio entrano  in città, mentre nel Porto attraccano le navi dell’Ammiraglio Del Carretto. Civitavecchia é ormai italiana, ma la sua antica e suggestiva struttura di “Museo all’aperto” incomincia a subire i primi guasti in nome della modernità e delle nuove esigenze d’espansione. Vengono abbattute le mura del Sangallo e la città si espande a sud di esse attingendo in parte dal progetto francese. Gran parte delle opere citate furono distrutte nel corso degli 83 bombardamenti alleati del 1943/44

 Pierluigi Saladini

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Note

(1) furono ristrutturate a più riprese dai papi Nicolò V° nel 1447, Callisto III° tra il 1455    e il 1458 ,  Pio II° tra il 1459 ed 1468 )

(2) Padre A. Guglielmotti, Storia delle fortificazioni delle spiagge romane).

(3) distrutto durante le incursioni aeree della 2^ G.M. al suo posto sorge oggi la brutta costruzione della Capitaneria di porto).

(4) i forzati sono obbligati a portare una palla di ferro  incatenata ad una gamba

(5) scoperte nel 1462, i giacimenti vengono sfruttati i