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Chiesa di San Pietro - Alba Fucens di Massa d'Albe (Avezzano)

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 Dopo ripetuti tentativi di visitare l’antica Chiesa di San Pietro di Massa d’Albe (Avezzano),  da tempo chiusa per protratti restauri e per mancanza di una organizzazione  di sorveglianza, ecco presentarsi, in una caldissima mattinata della fine di agosto, l’inaspettata opportunità di accedervi, seppure per un brevissimo tempo, approfittando di una momentanea apertura per ragioni di servizio.

La Chiesa svetta su  una delle tre colline che dominano il sito archeologico della colonia romana, poi municipio, di Alba Fucens, fondata nel 304 a.C., ai piedi del Monte Velino, in prossimità del lago del Fucino prosciugato definitivamente nel 1878.

Il luogo di culto fu inizialmente tempio romano/latino presumibilmente dedicato al Dio Apollo del quale rimangono tracce del suo basamento; successivamente,  a partire dal III  sec. d.C., fu basilica paleocristiana gestita dal VI secolo dai Benedettini ed in seguito, dal 1310,  dai Conventuali Minori, unitamente all'annesso monastero oggi in corso di restauro, al fine di adattarlo a Museo dei reperti riportati alla luce nelle campagne di scavo di Alba Fucens e dintorni.

Nella sua millenaria vita la struttura subì devastazioni per i tanti eventi bellici che la coinvolsero e distruzioni  causate da ripetuti terremoti; quest’ultimi in particolare nel 1465,1703 e 1915.

Nelle ricostruzioni che seguirono furono apportate importanti modifiche strutturali. In particolare nel XII secolo fu parzialmente abbattuto il muro di fondo e prolungate le mura laterali per creare l’abside e la sottostante cripta e dividere lo spazio interno in tre navate.

Nel terremoto del 13 gennaio 1915 che devastò la Marsica (7º grado della scala Richter) e provocò la morte di 30.000 cittadini, la chiesa di San Pietro subì danni che per molti anni sembrarono irreparabili.  Tuttavia a partire dal 1955 la chiesa fu ricostruita recuperando gran parte del pregevole materiale abbattuto (metodo dell’anastilosi)  nell’intento di recuperare la sua originaria architettura romanica. L’animatore responsabile della non facile ricostruzione (definita all’epoca la migliore che sia stata mai condotta in Italia) fu Raffaello Delogu, Soprintendete ai  Monumenti e Gallerie de L’Aquila, nonchè grande studioso di arte e autore di molte opere ad essa attinenti.

ICONOSTASI

Ulteriori completamenti furono apportati con interventi effettuati negli anni 1969-70 con la ricostruzione delle iconostasi (elemento di separazione dello spazio dedicato ai fedeli da quello riservato alla liturgia) nelle navate laterali.

Entrando nella chiesa dall’ingresso ricavato nell’antica torre campanari, l’immediata sensazione è quella di essere in presenza di qualcosa di maestoso e nel contempo semplice ed elegante, ulteriormente esaltato dal candido colore delle pareti.

Una doppia fila di otto colonne scanalate, provenienti da un edificio pubblico della colonia romana, d'ordine corinzio unite da archi a tutto sesto divide lo spazio in tre navate.

AMBONE 

Sulla sinistra della navata centrale si erge un elegante  ambone (Pulpito/podio rialzato dal quale il celebrante si rivolge ai fedeli) di stile cosmatesco del XIII secolo, fronteggiato da un candelabro destinato  a sostenere il cero pasquale realizzato utilizzando rocchi di colonne romane e un capitello duecentesco.

Procedendo si arriva alla preziosa iconostasi di stile cosmatesca sulla quale è leggibile il nome dell’artista che l’ha realizzata:Andrea maestro marmoraro romano                                         COLONNATO                                                                                                              

Entrando nell’abside si giunge all’altare distrutto dal terremoto e ricomposto recuperando il paliotto romanico (rivestimento decorativo  della parte frontale dell’altare) del precedente altare barocco.  

Dall’abside si accede mediante una stretta scala a chiocciola ad una semplice cripta nella quale sono visibili i resti delle murature del precedente tempio pagano. All’interno un sarcofago d’epoca medievale.

 In definitiva una visita dunque da non perdere in un territorio ricco di bellezze naturali (monte Velino)  e paesaggistiche che ben si sposano con l’architettura dei numerosi borghi antichi (Massa d’Albe, Rosciolo), le vestigia di tempi passati (castelli medievali) e siti archeologici (Alba Fucens).

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Pierluigi Saladini

Agosto 2020

                                                                                                                                                                         CRIPTA