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Il complesso nuragico di Barumini

In un tempo che alcuni studiosi fissano al 2° millennio a.C., la Sardegna era popolata da genti dalle origini misteriose che forse non conoscevano la scrittura, ma che erano  capaci di modellare i metalli e costruire un gran numero di possenti opere megalitiche,  la cui funzione ancora oggi non è stata precisata con certezza.

Nuraghi sono chiamate queste opere e  civiltà nuragica  la Società che li eresse.

In tutta l’isola di queste opere se ne contano  oltre settemila, in maggioranza  ora ridotti a modesti cumuli di grosse pietre, con l’eccezione di una maestosa e ben conservata  nota  con il nome di “Complesso nuragico  di Barumini” per la sua vicinanza con il vicino abitato che dista 61 km da Cagliari.

Il complesso è collocato ai piedi del lato ovest della famosa Giara di Gesturi, nota per le sue bellezze naturalistiche e per la presenza dei famosi cavallini bradi che la popolano da tempi non precisabili, oltre che  cinghiali e altre specie di animali.

Sepolto per secoli da una massa di terra che lo aveva trasformato in una vera e propria collina, forse per celarlo alla vista e trasformarne gli interni in invisibili ricoveri, il maestoso Nuraghe tornò a mostrarsi  nell’inverno del 1949 a seguito di prolungate piogge torrenziali che provocarono il dilavamento e lo smottamento del terreno che lo ricopriva.

Le successive campagne di scavo archeologico, che si protrassero per circa 10 anni, riportarono alla luce un’imponente struttura megalitica ed un esteso villaggio ad essa addossato del quale restavano  le fondamenta in pietra di misere capanne.

Il Nuraghe presenta sostanzialmente le caratteristiche  tipiche  di un castello medievale. a parte l’eccezione di essere stato realizzato con massi ciclopici posti in sito presumibilmente con il sistema dei contrappesi. La sua struttura è costituita da un possente  torrione centrale  di forma tronco conica che si presume fosse alto almeno 21 mt. (oggi di soli 14) e da 4 torri  di minor altezza raccordate tra loro  da una poderosa cortina  di grossi massi alta  due metri. Un piccolo cortile interno consenze di accedere alle varie torri.

L’interno del torrione centrale  è articolato in tre celle sovrapposte  a cupola ogivale mentre  nelle torri laterali, anche  esse di forma tronco conica,  se ne contano solo due.

L’insieme del complesso  era protetto ad un certa distanza  da una serie di torri  secondarie,  erette su posizioni elevate in modo da costituire una prima linea di resistenza ad un eventuale assalto condotto al complesso centrale.            

A ridosso del complesso centrale sorgeva un esteso villaggio formato da povere capanne a pianta circolare addossate le une alle altre e separate da stretti viottoli.

Il loro bordo rialzato, sino ad una certa altezza, era eretto con grosse pietre sulle quali poggiava una struttura lignea a forma di cono sulla quale erano collocate, a mo’ di tegole,  pietre di più modeste dimensioni. Un tipo di costruzione questo che sembra risalire al periodo dell’occupazione punica, in quanto in uso nelle isole Baleari che erano appunto possedimenti punici.  

Basandosi sul tipo dei reperti ed sul livello del loro ritrovamento rispetto al piano di campagna, gli archeologi hanno dedotto  che la vita del complesso nuragico è databile  in due periodi: XV-XI sec.a.C. nel corso del quale la sua funzione fu prettamente difensiva. ed uno successivo, ipotizzabile tra l’XI ed il VI sec. a.C.,  caratterizzato da prolungati eventi bellici,  conseguenti presumibilmente ad invasioni provenienti dal mare Egeo, nel corso dei quali furono danneggiati e distrutti la maggior parte dei nuraghi che costellavano l’isola.

In particolare il Nuraghe di Barumini subì il crollo  delle sue parti più elevate. Ricostruito con l'inserimento di evidenti ispessimenti  della sua originaria struttura, nei periodi seguenti ritornò ad assolvere la sua funzione di controllo e difesa del territorio  sino al VI sec.a.C.  allorché fu attaccato e conquistato dai punici/fenici ai quali tre secoli più tardi subentrarono i romani.

La conquista di questi ultimi non fu indolore a causa della resistenza che opposero punici e sardi facendo ricorso ad efficaci azioni di  guerriglia. Fu probabilmente in questo periodo che la maggior parte dei Nuraghi furono ricoperti di terra  nell’intento di trasformarli in false collinette i cui interni erano accessibili attraverso passaggi segreti. Tale ipotesi è confermata da T.Livio che, descrivendo la conquista della Sardegna, accenna al particolare  utilizzo di cani segugi  da parte delle legioni romane  per scoprire i nascondigli segreti nei quali i guerriglieri sardo/punici trovavano ricovero e dai quali uscivano per effettuare attacchi improvvisi.

 Attualmente l’intero complesso nuragico di Barumini  e la Giara di Gersturi  rientrano in un più ampio Parco Regionale aperto al pubblico ed organizzato per l’effettuazione di visite guidate.

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Pierluigi Saladini

1 agosto 2020