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Schegge di Storia acquisite dalle monete

Le monete costituiscono la più evidente testimonianza dei principali avvenimenti della plurisecolare storia della Roma antica. Per esempio attraverso le monete battute da Caio Cesare Ottaviano è possibile seguire le varie fasi del passaggio dalla Repubblica all’Impero.

La peculiarità più apprezzata  della moneta romana è infatti quella di aver svolto, oltre alla funzione prettamente economica, quella propagandistica e commemorativa  degli eventi politici, militari e civili più significativi.

 La prima e più antica unità di misura dei valori fu il bestiame che, proprio per il carattere agricolo–pastorale della società romana, rappresentava, insieme con la terra, l’unica forma di ricchezza. Buoi e pecore (il pecus da cui deriva il termine pecunia, cioè moneta), usati in un rapporto fisso (10 pecore per un bue)  costituirono   quindi  le prime monete/merci  che resero possibile il superamento  del  primordiale  baratto.

Comunque quando Roma, uscendo dai propri confini  venne a contatto con altre popolazioni, si rese necessario ricercare un valore/merce più pratico e soprattutto più trasportabile  di quanto non lo fosse il “pecus”. La scelta cadde sul bronzo da tutti apprezzato  e ricercato in quanto non deperibile e soprattutto utilizzabile per la realizzazione di oggetti, attrezzi di lavoro e armi. Inizialmente venne utilizzato allo stato grezzo, cioè senza alcuna forma e segno di valore e scambiato con un bene in relazione al suo peso.

Successivamente in pezzi fusi di forma rettangolare (Aes signatum), contraddistinti  da una immagine stilizzata (la prua di una nave, un ramoscello d’ulivo, un’ancora, una pecora) che ne indicava  il soggetto che aveva promosso la sua emissione. Ovviamente si trattava di una moneta che non aveva valore legale in quanto non emessa dallo Stato, ma da commercianti e proprietari per favorire i loro scambi. 

L’introduzione della moneta emessa e garantita dallo Stato  avvenne verso la metà del IV° sec.a.C. con la serie dell’Asse Librale di bronzo  realizzato per fusione  e pari al peso ufficiale di una libra romana, cioè 327,27 grammi .  Sul dritto era impressa la testa di Giano bifronte, divinità indigena di ogni principio e sul rovescio la prora di una nave rostrata  che rimase presente  nelle monete di bronzo  per tutto il periodo repubblicano, a testimonianza  della trasformazione di Roma da potenza terrestre a  potenza marittima  iniziata nel 338 a.C. con la conquista di Antium. La ingombrante monetazione di bronzo assolse egregiamente il suo compito  sino al 269 a.C. allorché  fu introdotto il Denarius nummus” in argento  che in poco tempo si affermò tanto da esercitare un incontrastato monopolio sulle analoghe monete in uso nella penisola.

Negli ultimi anni della Repubblica il sistema monetario fu caratterizzato da un grande disordine in quanto, a causa delle guerre civili,  il conio della moneta  fu gestito da vari contendenti militari in competizione fra loro e pertanto senza alcuna garanzia  del titolo e del peso di ciascuna moneta.     

Al riordino di questa situazione si impegnò  Ottaviano che con la nomina ad Augusto (27 a.C.) fu in grado di dare inizio alla riorganizzazione di tutte le strutture statali.  Nell’ambito di questo immane compito  provvide in primo luogo al riordino della serie monetale romana che ebbe vita sino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C), dunque per un periodo di 5 secoli.

L’elemento che caratterizza la moneta imperiale è l’immagine dell’imperatore ritratto sul suo dritto unitamente al nome, alle cariche ed ai titoli di cui poteva fregiarsi  all’atto della coniazione. Sul rovescio è raffigurata una vasta gamma di tipologie: personificazione delle qualità morali, tipi monumentali,  avvenimenti della vita degli imperatori ecc.

 Sebbene l’effige sul dritto fosse prerogativa esclusiva dei regnanti, molti imperatori emisero anche monete con l’effige dei propri familiari, tramandandoci in tal modo  i ritratti  delle mogli, dei figli, delle madri, insomma dei loro parenti.

L’evoluzione di Roma dalla Repubblica all’Impero avvenne in modo graduale e pacifico grazie all’abilità politica di Ottaviano cui era stato predetto un luminoso avvenire dall’astrologo greco Teogene durante la sua permanenza di studio in Grecia, abituale per i giovani della Roma “bene”. Forte di questa convinzione, tornato a Roma dopo l’assassinio  di Cesare (44 a.C.),  Ottaviano inizia la sua lenta, ma continua scalata al potere che è possibile ricostruire attraverso le sue monete.  Il primo passo di questa ascesa fu quello di dare esecuzione, appena giunto a Roma, al  volere testamentale di   Cesare, distribuendo  agli indigenti della città 300 sesterzi a testa. Denaro peraltro attinto dalle proprie disponibilità  non potendo attingere dall’eredità di Cesare che era stata sequestrata da Antonio.

Nel gennaio del 43 a.C. per le benemerenze verso la Repubblica fu nominato Senatore e nel contempo  ebbe l’Imperium Proconsolare  che  comportava il Comando militare.

Sul dritto della moneta  celebrativa di questo evento Ottaviano è raffigurato  con una corta barba in segno di lutto per la morte di Cesare  e nell’epigrafe l’incarico ottenuto “ C.Caes.Imp.” (fig.1) mentre sul retro è raffigurato a cavallo con il braccio alzato in segno di saluto.

Nello stesso anno fu nominato Console in sostituzione dei due Consoli caduti nella battaglia di Modena  e subito dopo Triunviro, insieme a Lepido e Marc’Antonio,  carica che conferiva poteri straordinari (fig.2).

In una successiva moneta (fig.3) Ottaviano è celebrato come “Divi Filius” in quanto figlio  di Cesare divinizzato  il 5° giorno delle calende di dicembre (fig.4).

Un’altra moneta (fig. 5) celebra il titolo di “Imperator” ricevuto da Ottaviano nel 49 d.C. ed esteso a vita nel 29 d.C. in occasione del Trionfo tributatogli per la vittoria di Atium che comportò  la capitolazione dell’Egitto e  la morte di Marco Antonio e Cleopatra.

Per tale vittoria fu coniata  una  monete (Fig.6) che riporta l’epigrafe “Aegipto  capta”. Con questa vittoria si chiuse il lungo periodo delle guerre civili. Dopo cento anni di interrotta apertura le porte del tempio di Giano furono chiuse e regnò la pace cui fu dato l’attributo di “augusta”, cioè sacra come lo erano gli altari, i templi e le divinità.

Conseguita una duratura pace Ottaviano ritenne di aver esaurito la propria missione e con “una astuta mossa politica” il 13 gennaio del 27 a.C. si dichiarò disponibile a rimettere tutti i suoi poteri di triunviro nelle mani del popolo romano. Il Senato non solo respinse tale proposito, ma gli  conferì il titolo di “Augustus”, cioè sacro,  che divenne parte costitutiva del suo nome e prerogativa di tutti i suoi successori. Per l’occasione fu coniato  (fig. 7) un denaro che sul dritto riportava l’immagine di Ottaviano e il suo titolo di Augusto e sul retro  un capricorno che tiene un timone sul quale è attaccato un globo che sostiene una cornucopia, simbolo dell’abbondanza.

E non furono gli unici riconoscimenti giacché il Senato con tre monete (Fig. 8,9,10) volle ricordare la concessione del “rivestimento d’alloro” della sua porta di  casa, la “corona civica” e “uno scudo d’oro” per il suo valore e per le sue virtù.

 Nel ricevere tutti questi riconoscimenti è facile immaginare che il pensiero di Ottaviano Augusto sia andato al buon Taogene che tutto questo gli aveva predetto.

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 Pierluigi Saladini

1 giugno 2020