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AQUILEIA UN LUOGO DA VISITARE

La segregazione in casa impostaci  a partire dal 6 marzo per contrastare il covid-19  è stata dura e purtroppo neppure è terminata del tutto. Nel contempo l’esigenza di trascorrere al meglio il tempo disponibile ci ha indotto ad intraprendere le attività  più varie : lavori di giardinaggio per chi ha la fortuna di disporre di un giardino, di manutenzione dell’alloggio per chi sa destreggiarsi in tale tipo di attività e soprattutto ha consentito di dedicarsi alla lettura, ovviamente  intervallata da lunghe sedute davanti alla TV.

Nel mio caso,  essendo tra i fortunati che dispongono di un giardino, è stato facile organizzare il tempo disponibile seguendo la regola Benedettina “ora et labora”.

          Basilica di Aquileia           Nel contesto del “labora” nel mentre  riordinavo la mia modesta libreria mi è capitata tra le mani una piccola e datata guida  turistica del Friuli dedicata all’antica città romana di Aquileia. Sfogliando pagina dopo pagina quell’opuscolo si è risvegliata in me la nostalgia, peraltro mai sopita del tutto, per quei luoghi nei quali ho trascorso la parte forse più interessante della mia giovinezza. Di qui il piacere di rinverdire le mie nozioni storiche–archeologiche di quella splendida  Regione e soprattutto di Aquileia,  in attesa di organizzare, non appena sarà stata vinta la battaglia che stiamo combattendo, un viaggio da quelle parti.

Questa la sintesi delle informazioni acquisite. Aquileia fu dedotta nel 181 a.C. come colonia latina con legionari veterani  d’origine campana cui furono  assegnati appezzamenti di buon terreno non distanti dalla costa e in prossimità dei fiumi Natissa e  Natisone, al tempo navigabile. A guidare i 3000 coloni furono come di consueto tre triunviri:  Lucio Manlio Acidino, ricordato in una lapide trovata sul luogo, Pubblio Scipione Nasica e Gaio Flaminio. Il luogo d’insediamento  fu scelto in quanto particolarmente idoneo  per esercitare il  controllo sul  territorio di recente acquisito, per sbarrare le vie di penetrazione nella penisola dalle regioni settentrionali (Norico e Carinzia) e orientali (Istria e Dalmazia)  e non ultimo per costituire una base tattica e logistica dalla quale  avviare spedizioni offensive, puntualmente  condotte sin dalla fondazione della Colonia (famose quelle del 129 a.C  del Console Gaio Sempronio Tuditano).

Nell’89 a.C., cioè ad un secolo dalla sua fondazione, Aquileia,  nell’ambito dei provvedimenti adottati da Roma per porre fine alla guerra Sociale, fu elevata a Municipium  e i suoi abitanti iscritti  nella tribù Velina. La particolare ubicazione territoriale del Municipio favorì la sua vocazione commerciale verso le comunità  transalpine (Carinzia e Istria), ma nel contempo la espose a tutti i tentativi di penetrazione nella penisola delle popolazioni barbariche. La prima minaccia, condotta dalle tribù dei Quadi e Marcomanni,  fu respinta nel 167 d.C. dall’Imperatore Marco Aurelio cui fu tributato il Trionfo.

Le prime comunità cristiane si diffusero nel territorio abbastanza presto; di certo sin dal I sec.d.C. per i consolidati contatti che Aquileia manteneva con l’Oriente. Subito dopo l’entrata in vigore dell’editto di Costantino (313 d.C.), che concedeva a tutti gli abitanti dell’Impero la libertà di professare liberamente la propria fede,  il Municipio si arricchì di notevoli edifici di culto e laici  di eccezionale bellezza che purtroppo per la maggior parte furono distrutti da Attila nel 452 d.C.. Cessato il pericolo, lo sparuto gruppo di cittadini che si era posto in salvo nella zona costiera, rientrò nella città riuscendo  a farla rivivere. Purtroppo nel 568 d.C. una nuova ondata di barbari, questa volta longobardi, apportò nuove distruzioni e si concluse con la divisione del territorio in due parti: all'interno i Longobardi, sulla costa i Bizantini.

Trionfo di M. Aurelio        Di conseguenza Aquileia  perse ogni funzione politica e, nuovamente abbandonata da gran parte   dei suoi sfortunati abitanti,  non ebbe la forza di risollevarsi sino a quando, dopo l’anno 1000 d.C., conobbe un periodo di risveglio economico e culturale per opera di illuminati Patriarchi che promossero la costruzione di opere di difesa, l’edificazione di nuovi edifici pubblici e religiosi e restaurarono quanto era possibile delle opere già esistenti. Tuttavia questo florido periodo fu compromesso dalle devastanti scorrerie delle tribù Ungare che provocarono per Aquileia la drastica riduzione delle attività commerciali, l’abbandono e il successivo impaludamento del territorio che pian piano si spopolò dei suoi abitanti che lasciarono   la loro città all’abbandono e alla depredazione di quanto riutilizzabile dei suoi edifici.

Per nostra fortuna a testimoniare l’antico splendore di Aquileia rimangono alcuni monumenti religiosi; in particolare la sua Basilica a tre navate edificata (o riedificata) tra il 1021 ed il 1031 per volere del Patriarca Poppo, famosa per i suoi pavimenti musivi, gli affreschi e la “tribuna Magna” della fine del 15° sec.

Di eccezionale bellezza sono i 5 affreschi della volta della Cripta che riguardano il ciclo cristologico  e i 21 delle sue pareti  con scene relative ai Santi Ermagora e Fortunato.

Al disotto della Basilica si estende la cosiddetta Cripta degli scavi con reperti riferibili all’inizio dell’Impero sino al 4° sec.d.C.. L’insieme è articolato in tre strati di cui il più basso mostra pavimenti musivi di vario tipo e colori.

Per quanto attiene la città, gli scavi archeologici moderni hanno riportato alla luce consistenti tracce dell’antica città che si possono osservare comodamente percorrendo la cosiddetta “via

       Tribuna Magna             Sacra”. Interessante anche un modesto tratto del  porto fluviale di cui sono visibili il marciapiede di  carico e scarico, le pietre d’ormeggio e le scalinate degli imbarcatoi.  Più avanti una imponente  trabeazione testimonia il fasto delle opere pubbliche che arricchivano la città. Da visitare anche il Monastero che fu delle Benedettine di Santa Maria sino al 1782, poi edificio di una grande azienda ed attualmente interessante Museo.

 Questa in estrema sintesi una delle infinite meraviglie che il Friuli ci proporrà non appena avremo finalmente vinto il micidiale nemico che in questi giorni stiamo combattendo. 

Pierluigi Saladini

maggio 2020