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 A  circa140 km da Civitavecchia e 40 Km da Roma, su una rupe del Monte Guadagnolo, inserito nei Monti Prenestini (Tivoli e Palestrina), si erge uno dei più antichi Santuari Mariani d’Italia e d’Europa.

Sotto l’aspetto ambientale il luogo, che svetta a 1840 m di quota, è assolutamente interessante sia per la straordinaria bellezza paesaggistica  del territorio circostante  sia per la sua storia millenaria. Il Santuario Madre delle Grazie della Mentorella è custodito dalla Congregazione della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo

                                                                                              

Papa S. Giovanni Paolo II ha visitato il Santuario molte volte a cominciare dal 29 ott. 1978, a soli 14 giorni dalla Sua elezione. Altrettanto ha fatto Papa Benedetto XVI, l’ultima volta il 29 ott. 2005.

Tradizione vuole che al tempo dell’Imperatore Traiano un certo Placido, Ufficiale pagano, sul punto di scoccare una  freccia contro un maestoso cervo  fu abbagliato da una luce intensa che incorniciava  il volto di Gesù. Quella luce illuminò tanto profondamente la sua anima da indurlo ad abbracciare la fede cristiana ed a riceverne il Battesimo con il nome di Eustachio.  Conversione  che non molto tempo dopo comportò il martirio per Lui e per la sua famiglia.

Non è noto quando e da chi fu edificata sul luogo del miracolo una cappellina, anche se la tradizione attribuisce la sua costruzione allo stesso Eustachio. Altrettanto difficile è risalire all’origine  del primo Tempio/Santuario (del quale rimangono visibili due colonne nell’attuale chiesa) che fu successivamente edificato sul luogo.

Ancora una leggenda ne attribuisce la costruzione a Costantino, primo Imperatore cristiano, che per devozione avrebbe risalito le ripide balze del luogo del miracolo. E’ invece storicamente provato che San Benedetto da Norcia e alcuni suoi seguaci abbiano vissuto in quel luogo per due anni in una grotta naturale. 

Altrettanto complicato è risalire all’origine della denominazione “La Mentorella” con il quale è chiamato il Santuario. Per taluni studiosi del luogo deriverebbe dal nome originario del monte Vulturella da  “vultur” (avvoltoio), altri fanno risalire il nome ad un Conte Goto di nome Wult che per un certo periodo della sua vita visse su quei monti da eremita.

E’  invece certo che  nei primi secoli del Medio Evo sul luogo di culto arrivarono  i monaci Benedettini che su quanto ancora rimaneva del primitivo Santuario edificarono una loro chiesa/convento che tennero sino al XIV sec.con momenti di particolare splendore e periodi di semiabbandono. Con il ritiro dei Benedettini la gestione delle proprietà della Mentorella, che rientravano nel feudo della famiglia dei Conti Poli,  passarono ai Vescovi di Tivoli, ma senza grandi vantaggi per il Santuario che infatti cadde progressivamente in rovina.

A tal proposito  si conserva una lettera del Vescovo Claro di Tivoli con la quale  si invitano i fedeli della Diocesi a contribuire al mantenimento del Santuario che versava in pessime condizioni.

Nel 1661 per il Santuario inizia una nuova vita per l’interessamento del Padre Gesuita Atanasio Kircher, noto in tutta l’Europa per la straordinaria ampiezza della sua cultura.

Come descrive egli stesso nella sua “Storia eustachio-mariana”, il Padre giunto a fatica sul luogo dove sorgeva l’antico santuario, fu impressionato dallo stato di abbandono nel quale versava la struttura, priva ormai di porte e finestre. Entrando nel suo interno si commosse soprattutto nel vedere la statua della Madonna con in braccio il Bambino abbandonata nello squallore di quelle rovine.

Fu a quella vista che decise di porre rimedio allo stato di abbandono di quel luogo sacro che un tempo era stato al centro della spiritualità della regione.

Rientrando a Roma non gli fu difficile  chiedere ed ottenere un concreto aiuto dai suoi estimatori,  tra i quali l’Imperatore Leopoldo I d’Austria,  il Viceré di Napoli ed il Conte Federico di Wallenstein fratello del Generale Alberto.

Con le offerte raccolte e superando le difficoltà di aprire un cantiere di lavoro in un luogo  tanto isolato, ad alta quota  e pressoché privo di una adeguata strada d’accesso, Padre Kircher  riuscì  a dare inizio e portare a termine quanto si era proposto, in particolare il restauro della Chiesa e del Convento ad essa prospiciente. Inoltre con un consistente contributo aggiuntivo da parte del Conte di Wallenstein riuscì a restaurare anche l’antica  Cappella detta di Sant’Eustachio, edificata sulla rupe del miracolo, e la costruzione  di una scala, detta “santa”, che la collegava alla chiesa sottostante. Altri pregevoli lavori furono  il rialzo del Ciborio, l’istallazione di un organo e il rifacimento in marmo bianco dell’Altare. A lavori ultimati  il Padre Kircher affidò la custodia del rinnovato Santuario ai padri gesuiti e stabilì di celebrarne la festa ogni 29 settembre, giorno dedicato a S. Michele Arcangelo.

Inoltre per dimostrare  il suo particolare affetto per quel luogo volle che il suo cuore fosse custodito ai piedi dell’altare maggiore. Cosa che avvenne nel 1680. L’esempio fu seguito dal Padre Giuseppe Mazzaroni e dal Papa Innocenzo III della famiglia nobiliare dei Conti proprietari dei terreni circostanti il cui cuore  fu collocato all’interno di una colonna di sostegno della cupola della chiesa.

Nel luglio del 1773 il  papa Clemente XIV  (Frate minore Lorenzo Ganganelli, eletto nel 1769 in un conclave protrattosi per tre mesi) decise di sopprimere la Compagnia di Gesù, non è ben chiaro se per compiacere le Corti spagnole o per lungimiranza politica. Di conseguenza per il Santuario, privato di una presenza stabile di sacerdoti, ebbe inizio un periodo di abbandono e di progressivo deterioramento che si protrasse per 154 anni. Fino a quando cioè Pio IX, ultimo sovrano dello Stato Pontificio (dal 1846 al 1870)  nel 1857 ne affidò la custodia  ai Padri della Congregazione della Resurrezione.

Congregazione questa fondata  nel 1642 da due sacerdoti polacchi, Piotr Semenenko e Ieronim Kajsiewicz, profughi dalla loro Patria per svolgere opera di apostolato tra gli esuli polacchi giunti in Francia dopo il fallimento dell'insurrezione del 1830-1831 contro il dominio russo.I Padri  non si risparmiarono nel riportare all’antico splendore il Santuario con interventi strutturali esterni e abbellimenti degli interni tra cui una più opportuna collocazione della statua della Madonna (nel 1972 fu trafugata e ritrovata l’anno successivo dai Carabinieri).  In primo luogo ampliarono il cortile antistante la chiesa sbancando la rupe che su di esso incombeva, successivamente intervennero all’interno con una serie di provvedimenti strutturali e di abbellimento che si protrassero per molti anni. Con l’annessione nel 1870 di Roma al Regno d’Italia la Mentorella nel 1880 fu incamerata dallo Stato e tre anni dopo riacquistata dai Padri Resurrezionisti  per un importo di 8.500 Lire.

In tempi recenti (anni ’50) si è provveduto a realizzare opere che finalmente hanno rotto l’isolamento del Santuario che si protraeva da secoli.

In primo luogo  è arrivata l’energia elettrica (agosto 1959) fornita dalla Società Elettrica Romana, quindi una strada carrabile di collegamento sino al bivio di Guadagnolo (1961) scavata in parte su roccia viva che nel 1967 fu finalmente asfaltata e nel 1973 l’allacciamento con la condotta d’acqua potabile proveniente dall’ abitato di Guadagnolo. Infine l’istallazione di una linea telefonica  per uso pubblico.

Attualmente il Santuario è visitabile ogni giorno e raggiungibile con automezzo o a piedi percorrendo vari sentieri predisposti di diversa lunghezza .

In definitiva una visita da non mancare.

 Pierluigi Saladini

14 maggio 2020