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Impianto fognario di Ostia Antica

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<< che bella fogna!!!>>  Aveva esclamato un archeologo impegnato nello scavo di un fosso nel sito romano di Taino (vicino Gubbio). In seguito anche io ho  avuto l’opportunità di sperimentato come quelle particolari strutture della Roma antica oltre che belle possono essere anche profumate.

Nel 2011 io e i miei amici “ostiensi” eravamo impegnati in una campagna di pulizia superficiale delle terme della Trinacria a Ostia Antica, abbandonate alla vegetazione ai rovi e al degrado. Abbiamo come il solito ripulito, tagliato alberi e rovi, restaurato mosaici e intonaci.

Durante il lavoro, era apparso un tombino di pietra vicino alla vasca grande del frigidarium. Dopo un minimo ampliamento della sede del tombino e indossato il casco regolamentare, mi sono calato nella fogna a cappuccina sottostante circa due metri. Non dimentico il particolare profumo di antico di quella fogna aperta dopo 1885 anni. Ho potuto esplorare un tratto di fogna lungo circa 10 metri e alto 80 cm; erano perfettamente conservati i muretti in laterizio di sostegno delle tegole e sesquipedali a cappuccina, il fondo a bipedali aveva perfino un piccolo “stramazzo Bazin” per regolare il flusso delle acque di scarico della vasca.  I bolli laterizi sulle tegole furono utili per stabilire la data di fondazione delle terme (123 d.c.) e trovai anche un sesterzio di Alessandro Severo che attestava la frequentazione delle terme  dopo  oltre cento anni. La moneta era risultata ben leggibile dopo un bagno in olio di vaselina poiché il fognolo era lo scarico di acque chiare. Al contrario le monete trovate nel fognolo Valentino all’esterno delle terme erano totalmente corrose dai liquami fognari; lì invece trovai una statuetta raffigurante un saccarius, scambiata nel buio per manico di padella, ma era in terracotta e come tale indistruttibile.

 Diverso fu il caso della inedita scoperta dell’ambiente a ipocausto sotto una stanza della Domus delle gorgoni a Ostia Antica : si trattava di un ambiente umido perché le suspensure erano poggiate sul terreno e quell’aria chiusa e umida mi entrò in gola provocandomi dei colpi di tosse. Molto singolare il ritrovamento vicino alla bocca del prefurnio di un brocchetta piena di acqua e con dentro un capello (o pelo) biondo.

In tema di odori archeologici non posso non citare la puzza di una cantina di un palazzo del 500 a San Pellegrino di Gualdo Tadino in Umbria. Mi avevano dato il permesso di scavare in una cantina usata in antico come butto, con tanto di caditoia in pietra dai piani superiori. In seguito la cantina era stata adibita a stalla per maiali. Durante i lavori di restauro dopo il terremoto del 1997, la cantina era stata scavata e dalla terra di risulta erano usciti numerosi frammenti ceramici del 400 e 500. Ho proseguito lo scavo all’interno con il metodo delle buche vuote e piene trovando altre centinaia di frammenti ceramici che però non hanno interessato nessuno del luogo.

Evidentemente i frammenti ceramici interessano a pochi, forse per il loro scarso valore venale, ed è anche imbarazzante conservarli perché non si sa mai dove collocarli, anche nei musei. Però per gli archeologici (che sanno vedere dove gli altri sanno solo guardare) sono fonte d’informazioni sulla cultura del territorio, rivelandone tecniche e materiali, usi e costumi.  

Luigi Patera, ottobre 2018