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TERRE OSTIENSI: LE TERME DELLA TRINACRIA

 (statio cunnulingiorum)

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I  Romani frequentavano le terme non solo per lavarsi e curare il loro corpo, ma anche per trascorrere  il tempo libero e incontrarsi in letizia con gli amici.

Le terme della trinacria di Ostia  Antica sono note nel mondo degli archeologi per una frase in mosaico bianco  e nero sul pavimento del tepidarium: “STATIO CVNNVLINGIORUM” . Si trova alla base di una panchina e a fianco si apre una cameretta, dove gli uomini si prostituivano offrendo prestazioni particolari alle ricche matrone romane .

Questo ci fa capire il senso della morale presso i romani tanto più che le terme si trovano di fronte al tempio del Serapide, e  costituivano un unico complesso con il tempio assieme alla domus di Bacco e Arianna con magnifici mosaici calpestabili. Il complesso fu costruito tra il 123 e il 126 D.C. e inaugurato il 24 gennaio del 127 giorno della ricorrenza della nascita di Adriano appassionato dei culti orientali e legato ad Ostia di cui era stato duoviro per due volte.

Le terme sono piccole ma interessanti per capire le caratteristiche tecniche delle terme romane.

L’approvvigionamento dell'acqua si basava su due impianti di norie  per il sollevamento dell'acqua freatica  che ancora scorre al disotto.

Si vede chiaramente l'alloggiamento di una prima ruota che sollevava l'acqua fino a una cisterna sopraelevata dotata di fistule di distribuzione delle acque verso le vasche termali; un segmento di tubazione, di 10 piedi, è ancora visibile.

Un secondo impianto di noria era con doppia ruota di trasmissione; ci sono ancora i segni dello sfregamento della ruota grande sulle pareti della cisterna inferiore che alimentava una vasca superiore.

 Gli impianti di riscaldamento a ipocausto e tubuli a parete raggiungevano una elevata efficienza energetica tanto che il pavimento poteva arrivare fino a 60 gradi. Si possono visitare i locali tecnici sottostanti, dove erano in funzione non meno di 4 prefurnia. Si vedono chiaramente le suspensurae con   colonne di mattoni bessali che sostengono i bipedali di pavimentazione. I mattoni sopra il prefurnio sono in genere più’ rovinati dal fuoco e, in base a un bollo laterizio impresso su un bipedale, si deduce come la pavimentazione avesse subito un restauro al tempo di Commodo (o poco dopo visto che il bollo in questione presenta il nome di Commodo abraso, causa la damnatio memoriae decretata dopo la sua morte). Ancora perfettamente conservati sono gli alloggiamenti e le strutture di sostegno di una grossa caldaia in bronzo e piombo per l'acqua calda che assieme alla testudo alvei consentiva ili mantenimento continuo della temperatura delle vasche del calidarium                                                                                                                                                                                                                      L’approvvigionamento dell'acqua si basava su due impianti di norie  per il sollevamento dell'acqua freatica che ancora scorre al disotto.

Si vede chiaramente l'alloggiamento di una prima ruota che sollevava l'acqua fino a una cisterna sopraelevata dotata di fistule di distribuzione delle acque verso le vasche termali; un segmento di tubazione, di 10 piedi, è ancora visibile.

Un secondo impianto di noria era con doppia ruota di trasmissione; ci sono ancora i segni dello sfregamento della ruota grande sulle pareti della cisterna inferiore che alimentava una vasca superiore.

 Gli impianti di riscaldamento a ipocausto e tubuli a parete raggiungevano una elevata efficienza energetica tanto che il pavimento poteva arrivare fino a 60 gradi. Si possono visitare i locali tecnici sottostanti, dove erano in funzione non meno di 4 prefurnia. Si vedono chiaramente le suspensurae con colonne di mattoni bessali che sostengono i bipedali di pavimentazione. I mattoni sopra il prefurnio sono in genere più’ rovinati dal fuoco e, in base a un bollo laterizio impresso su un bipedale, si deduce come la pavimentazione avesse subito un restauro al tempo di Commodo (o poco dopo visto che il bollo in questione presenta il nome di Commodo abraso, causa la damnatio memoriae decretata dopo la sua morte). Ancora perfettamente conservati sono gli alloggiamenti e le strutture di sostegno di una grossa caldaia in bronzo e piombo per l'acqua calda che assieme alla testudo alvei consentiva ili mantenimento continuo della temperatura delle vasche del calidarium  

Luigi Patera, ottobre 2018