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CONFERENZA del 26 luglio 2019

La nascita delle città stato  in Etruria e la storia dei loro territori

 Relatore: Francesco Dott. Di Gennaro

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Prendendo la paraola il Dott. Di Gennaro ha voluto dedicare il suo intervento agli amici archeologi Renato Peroni e Sebastiano Tusa che ci hanno lasciato anzitempo. Espletato questo affettuoso e doveroso impegno,  si è entrati nel vivo del tema previsto  mostrando  i confini e le caratteristiche del territorio che fu dominio dei Villanoviani/ Etruschi.

In particolare è stata evidenziata l’estensione del Lazio antico, più limitata di quella attuale e l’importanza dei fiumi Arno e Tevere che agevolarono le relazioni socio-economiche tra le popolazione  vicine.

Un territorio che ospitò la dodecapoli etrusca nell’ambito della quale l’autonomia di ciascuna città era garantita da una  cosiddetta “competizione celebrativa” sostitutiva del dominio di una sulle altre. A proposito della dibattuta provenienza dei villanoviani /etruschi è stato citato il “Modulo del protostato” dell’archeologo britannico  Colen Renfrew cui si deve l'ipotesi della origine anatolica degli Indoeuropei  (VII-VI millennio a.C.) e del loro progressivo irraggiamento in Europa  per trasmissione culturale e non per migrazione fisica.

Nella media età del bronzo ( 2° millennio) il territorio tra l’Arno ed il Tevere si presentava  suddiviso in una complessa scacchiera di piccoli appezzamenti, ciascuno dei quali ospitava un villaggio e forniva ai suoi  abitanti le risorse per la loro sopravvivenza. Si trattava di villaggi autonomi che tuttavia manifestavano un’identica “unità stilistica”; cioè si esprimevano con idiomi simili e producevano oggetti d’argilla modellati e abbelliti con analoghi disegni geometrici.

Con il tempo, forse per ragioni di sicurezza o per conseguire una maggiore consistenza numerica (statisticamente si stima che all'epoca un ettaro di territorio sia in grado di ospitare 100 individui), questi villaggi incominciarono ad unirsi con quelli più prossimi e  successivamente, più o meno a partire dal XIII sec.a.C., a ricercare una collocazione più adeguata e meglio difendibile  tra le tante che offriva la particolarità del territorio. Si trattava infatti di un terreno tufaceo d’origine vulcanica  che gli agenti atmosferici avevano modellato in “colline tabulari” (indicate come Castelline) isolate dalla pianura sottostante da ripidi costoni e da corsi d’acqua. Dunque strutture naturali che agevolavano  la difesa e limitavano l’esigenza di erigere onerosi muraglioni  a protezione degli abitati edificati sulla loro sommità.

In particolare – ha sottolineato il Relatore - la sommità di queste “castelline” presentava talora  una  o più porzioni di livello più elevato particolarmente adatte ad accogliere inizialmente le piccole comunità. Con il trascorrere del tempo e la progressiva edificazione del pianoro (*), già in epoca villanoviana, queste  “protuberanze naturali” cesseranno di essere abitate e acquisteranno un valore sacrale ospitando templi e are sacre (acropoli di Atene, campidoglio di Roma).

Nel prosieguo il Relatore ha citato più o meno tutte queste colline tabulari (Luni, Norchia, Vitorchiano, Bagnoregio, Orte, Barbarano ed altre.) che con il trascorrere del tempo e la tenacia dei propri abitanti diventarono città potenti e politicamente autonome, seppure vincolate da un labile vincolo federativo di tipo religioso  (dodecapoli).

L’attrazione esercitata dalle nascenti città provocò lo spopolamento delle campagne che videro diminuire drasticamente il numero dei villaggi, ma nel contempo sollecitò il nascere di approdi costieri e siti portuali necessari per accogliere le marinerie delle città costiere proiettate commercialmente nel Mediterraneo. L’entroterra tornò a ripopolarsi in epoca successiva quando le città marittime etrusche, perso il loro potere marittimo, incominciarono/tornarono  a valorizzare il loro entroterra.

I ritrovamenti di prodotti manifatturieri etruschi (fibule, anfore) in alcune località della Sardegna e di analoghi prodotti sardi (manufatti in ferro) in Etruria dimostrano l’esistenza di un notevole flusso commerciale tra le due sponde.

 In particolare il Dott. Di Gennaro è sceso nel dettaglio citando il concentramento di villaggi etruschi nelle isole Eolie (distrutti successivamente dai greci di Pontecagnano in quanto esercitavano la pirateria) e nell’isola di Tavolara in Sardegna.

Concludendo il suo interessante escursus, il Dott. Di Gennaro ha voluto evidenziare la natura degli scambi - non solo commerciali -  tra l’Etruria e la Sardegna, richiamando il ritrovamento  a Vulci di un’urna cineraria contenente le ceneri di due individui di sesso femminile di età diversa (25-35 anni e 8-10 anni). Il loro corredo funerario ha restituito numerosi oggetti personali, persino in oro, quali fibule ed in particolare  tre bronzetti nuragici che lasciano supporre che le due donne fossero di origine sarda e che entrambe appartenessero ad un'alta classe sociale.

Di qui il nome di “Tomba della Principessa” dato alla sepoltura.

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(*) inizialmente da piccole comunità separate e successivamente amalgamate fra loro (Vds. Occupazione del Pianoro della civita di Tarquinia)

Pierluigi Saladini, luglio 2019