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CONFERENZA del 23 febbraio 2019

 “Cerveteri: il recupero dell’area archeologica della necropoli del Laghetto”.

 Relatori:  Roberto della Ceca, Fabio Papi, Gianfranco Pasanisi

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Un pubblico delle grandi occasioni ha accolto i coordinatori  dei Volontari del GATC che da tempo operano nell’attività di recupero e mantenimento della cosiddetta “necropoli del laghetto” riportata alla luce nel decennio 1960/ 1972 e successivamente lasciata all’abbraccio di una vegetazione rigogliosa che tutto aveva inglobato e nascosto.    Ovviamente si tratta di interventi manutentivi messi in atto in stretto coordinamento con la Soprintendenza Archeologica dell’Etruria Meridionale alla quale sono stati consegnati con appositi verbali i pochi reperti archeologici emersi durante i lavori (frammenti di cocci dipinti e frammenti lapidei scolpiti, cippi).

Ha dato inizio alla relazione Gianfranco Pasanisi che ha descritto con la proiezione di opportune  immagini le caratteristiche del sito: ubicazione, geologia del terreno, datazione delle tombe (XI-VI sec.a.C.) che occupano un’area collinare di circa 7.000 mq.

A questa iniziale rassegna ha fatto seguito l’illustrazione delle  molteplici tipologie dei sepolcri riportati a nuova luce,  ad iniziare dai pozzetti scavati nel tufo di cultura Villanoviana nei quali veniva collocata una olla biconica contenente i resti (di solito le ceneri) del defunto sigillata da una terracotta che ne indicava il sesso:  in genere una ciotola per le donne e  un elmo per gli uomini. Alle semplice sepoltura a fosse - ha proseguito il Relatore- sono seguite nel tempo quelle semicostruite, quindi le sepolture a camere ipogee e infine le più evolute tombe a semidado con sepolcro ipogeo  o a camera scavata nel dado stesso. In quest’ultima tipologia nella camera venivano realizzati in corso di scavo due o più letti e talora anche una serie di ornamenti murali scolpiti e dipinti che riproducevano l’interno di una reale abitazione etrusca e le sue suppellettili. Una ulteriore tipologia di tomba presente nella necropoli è quella a tumulo che con la sua mole segnava il paesaggio e con esso l’elevato livello sociale del defunto e della sua famiglia.

Da osservare che nella nostra necropoli  le tombe e le camere ipogee erano per lo più prossime ad una cosiddetta “piazza centrale” che si realizzava con l’asportazione del tufo necessario per il completamento delle tombe circostanti: architravi, tetti, coperchi, strutture di contenimento.

Successivamente e'  intervenuto Fabio Papi,  responsabile Gatc della gestione arborea e boschiva della necropoli, che ha elencato le varie piante esistenti, la fauna selvatica presente nell’area  e la microfauna, nonché gli obiettivi fissati dall’Associazione per rendere il Sito controllabile e nel contempo visitabile e fruibile “in sicurezza”  mantenendone intatte  le peculiarita' della vegetazione autoctona nel contesto di una valorizzazione armonica,  in senso estetico, tra Storia e Natura. Per conseguire tali obiettivi è stata adottata una metodologia di intervento – ha sottolineato il Relatore –  che ha privilegiato la conservazione di alcuni esempi importanti della flora mediterranea originale, specie delle essenze arboree più evolute e più caratteristiche del luogo, come la canna di palude o la lenticchia d’acqua. Nel contempo  si è assicurata la conservazione dei diversi habitat soggetti ad inondazione permanente o  saltuariamente a tutela della flora e della fauna acquatica presente che ospita specie protette e in pericolo d’estinzione come la rana ed il tritone italiano.

Per ultimo é intervenuto Roberto Della Ceca che ha spaziato su vari ed interessanti temi quali l’antropologia delle popolazioni protostoriche, villanoviane ed etrusche;  la genesi dei Clan e delle economie primitive, le consuetudini funerarie e la rappresentazione degli inferi e dei loro demoni (Charun e Vanth). Non è poi mancato un cenno alle rappresentazioni pittoriche di questi demoni e alle sopravvivenze culturali  riscontrabili in Sardegna nella antica figura della ''Accabadora"  (donna “pietosa”, chiamata dai familiari  a porre termine alla vita di un malato terminale) anch'essa simbolicamente rappresentata come Charun.

A chiusura del suo intervento il Relatore ha accennato alla modalità di conteggio degli anni degli etruschi caratterizzata dalla fissione, per ciascun anno, di un chiodo in un’area consacrata o alla porta di un tempio, usanza che richiama il gesto che compie il giudice per indicare la chiusura di un dibattimenti o un banditore per segnalare la chiusura di un’asta.

 

Un sentito apprezzamento per i Relatori per l’interessante relazione che hanno esposto e soprattutto per il loro impegno sul campo. 

Pierluigi Saladini